Il destino della Fanciulla di Neve nel XXI° secolo.
Trasformazione della sessualità e degli approcci psicoanalitici

Trasformazione della sessualità e degli approcci psicoanalitici in Russia e Ucraina.

Lavorando con anoressiche, mi ero resa conto del fatto che negli ultimi 15 anni il sintomo anoressico fosse diventato non solo uno dei problemi clinici più comuni, ma che evidenziasse anche i cambiamenti sociali prodottisi nel frattempo. L’anoressia non era più solo un tentativo sbagliato di rispondere alle esigenze dell’Altro, era anche un tentativo di rispondere alle esigenze della cultura moderna, che esige di avere un corpo immortale, universale, e che non invecchi.

Presenterò un caso di terapia con un’anoressica che risale a dieci anni fa. In questo testo darò il nome reale della paziente, Olya, perché questo nome è un significante che svolge un ruolo importante nella formazione dei suoi sintomi. Olya è il diminutivo di Olga.

I primi sintomi anoressici apparvero quando aveva 21 anni. L’anoressia si era sviluppata sei mesi dopo essersi sposata. Dopo due anni di anoressia, e dopo aver provato vari trattamenti, con due ricoveri ospedalieri in gravi condizioni in cui aveva subito l’alimentazione forzata, la madre della paziente venne da me. Lei insisteva nel vedermi, venne senza appuntamento, e nel corso della nostra conversazione volle provare il mio approccio clinico su di lei. Nei nostri primi due incontri, mi sono resa conto di quanto il comportamento di questa madre fosse invadente e violasse i confini invisibili tra le persone. Avevo l’impressione che lei occupasse tutto lo spazio nel mio studio. Spiegò l’aver voluto la sua prima visita senza preavvisarmi sulla base di questo principio: che quando una persona non ti aspetta, allora si capisce meglio come questa persona sia veramente. Col suo comportamento indiscreto e invadente si rivelava una madre direttiva, perfida e allo stesso tempo disperata, aveva già perso la speranza pur sembrando pronta a cogliere qualsiasi occasione per salvare sua figlia.

 

L’anamnesi della paziente.

 

Olya, la seconda figlia di questa signora, aveva un fratello di dieci anni più grande, un avvocato che viveva separatamente.

Dopo i primi incontri con la paziente e la madre, ebbi l’impressione che l’anoressia – lo stato del corpo di Olya – fosse vissuto come un problema grave in famiglia. Né Olya né la madre parlavano quasi mai del fratello, del marito o del padre di Olya.  Sembrava che l’anoressia di Olya fosse un asse attorno a cui ruotassero tutti i rapporti familiari. La madre diceva che Olya era stata sempre una figlia obbediente e diligente, “non creava nessun problema” e andava bene a scuola. La madre di Olya è la direttrice di una scuola cinese. Allora era l’unica scuola nella città dove si potesse studiare il cinese a partire dal primo anno. Suo padre era autista, e anche se viveva in famiglia, dai racconti delle due donne si capiva che il suo ruolo nella famiglia era minimo. La mamma era costantemente preoccupata dalla salute di Olya.

Olya studiò nella scuola diretta da sua madre. Dopo la laurea, era diventata insegnante e traduttrice dalla lingua cinese, e aveva iniziato a lavorare nella stessa scuola. Quindi, la difficoltà di separarsi dalla madre era diventata anche maggiore.

Si è sposata a 21 anni con l’accordo dei genitori. Questa coppia giovane voleva vivere separatamente, però la mamma di Olya ha trovato argomenti sufficienti per far rimanere i giovani sposi a casa sua. Il suo argomento principale era il fatto che Olya non sapesse cucinare, perciò i genitori dovevano fare da mangiare per Olya e suo marito, permettendo così alla coppia di dedicarsi alla carriera. Per quanto riguarda la carriera di Olya, sua madre pensava che col tempo Olya potesse diventare il suo vicecapo, oppure la direttrice della sua scuola. Sua madre fece molti sforzi perché Olya parlasse perfettamente il cinese. La madre di Olya era insegnante di lingua russa e ucraina, ma non parlava il cinese e sperava che sua figlia potesse colmare questa propria lacuna. IlDipartimentodellaFormazioneavevanominatolamadrediOlyadirettricedellascuolacinese. Lei apprezzava molto il suo impiego come un’opportunità per creare un futuro migliore per i suoi figli.

Quando chiesi alla paziente quali fossero per lei le opportunità che gli dava la lingua cinese, Olya disse semplicemente che la lingua le piaceva. Non appena Olya aveva iniziato a studiare le lettere dell’alfabeto ucraino e russo, allora aveva spesso l’impressione che le lettere fossero simili alle parti del corpo. Ad esempio, la lettera “A” e “Л” sembravano gambe a cavalcioni, la lettera “O” sembrava la bocca aperta, ecc. Stessa cosa accadeva con l’alfabeto latino, che aveva iniziato a studiare in parallelo con quello ucraino e russo. La lingua cinese, diceva, è tutt’altra cosa: bisogna solo ricordare l’immagine – e il geroglifico non le evoca niente. Questo le permette di avere una zona separata dalla madre (un territorio proprio) nel quale quella non può entrare, perché non parla il cinese. 

 

Da bambina, Olya era un po’ cicciottella, cosa che influenzava un po’ la sua vita sociale. La questione del cibo era molto importante in quella famiglia, dove si mangiava bene e tanto (è un tratto tipico delle famiglie ucraine che hanno sofferto in passato la carestia e la guerra).

Poco dopo aver cominciato a vivere insieme con il marito e i genitori, Olya ha cominciato a ridurre le porzioni di cibo, e cosi è passata a prendere mini-porzioni. Col tempo ha praticamente smesso di mangiare, e dopo ancora un po’ non ha avuto più le mestruazioni né alcun rapporto sessuale con il marito, e non fu più in grado di lavorare. La mamma diceva che lei praticamente “si assottigliava a vista”. La parola “assottigliarsi” è un concetto importante nella relazione tra madre e figlia.

Quando ho incontrato Olya per la prima volta, era molto pallida, magra e piccola; però i tratti del viso, i capelli e lo stile erano simili a quelli di sua madre. Possiamo dire che fosse un’anoressica atipica, perché non desiderava affatto imitare le pubblicità di oggi che esibiscono immagini di modelle magre. Il suo eloquio era lento, all’inizio cercava di non guardarmi in faccia e mostrava tratti depressivi nel comportamento. Non formulava neanche una domanda specifica di terapia. Spiegava il suo essere venuta da me col fatto che la sua famiglia era preoccupata, quindi questa visita dava loro speranza, e poi evitava così lo sgradevole trattamento in ospedale.

Non ricordava quasi più della sua infanzia. Non aveva alcun desiderio, e da un po’ di tempo non sognava o non ricordava i suoi sogni. Quando le chiedevo che cosa ne pensasse del suo rifiuto di mangiare, Olya diceva che mangiava comunque, ma non quanto voleva sua madre. Diceva che il cibo che mangiava, pressata dalle esortazioni o costrizioni della madre, la gonfiava dal di dentro, cosi lei diventava subito grassa e imbranata. Avevo l’mpressione che Olya non potesse controllare il proprio corpo quando era in contatto con il desiderio della madre di farla mangiare, e quindi rifiutava di appropriarsi della propria immagine corporea.

Da bambina, la paziente aveva vissuto diversi episodi-chiave che hanno influenzato la formazione del suo fantasma. Si ricordava di un terribile sogno che aveva avuto un paio di volte quando era piccola. Sognava di guardarsi in uno specchio grande tutto vuoto. E cosi si svegliava. Associando su questo sogno, si era ricordata che la prima volta che aveva avuto quel sogno era stato poco dopo la morte della nonna, che viveva con loro. Si ricordava di un dettaglio: per l’occasione tutti gli specchi della casa vennero coperti con un tessuto nero. Gli adulti le avevano spiegato che bisognava fare questo per non vedere il morto nello specchio. C’è un detto popolare ucraino: “se incontri gli occhi del morto nello specchio, allora avrai dei guai, oppure il morto ti porterà via con sé « all’altro mondo »”. Da allora, Olya ha paura degli specchi. Quando doveva attraversare la stanza per andare in cucina o in bagno e non c’era nessuno vicino, cercava di correre in fretta per non guardarsi nello specchio. Forse era un ricordo di copertura di un fallimento precedente nell’incontro con lo specchio.

Altre associazioni sullo specchio facevano pensare a un film-favola per bambini, « Il Regno degli Specchi Storti ». In questo film, protagonista è una ragazza che si chiama Olya, una ragazza capricciosa, golosa di dolci e disobbediente. Una volta Olya incontra il suo riflesso nello specchio: è una ragazza di nome Aylo (il rovescio del nome Olya). Aylo seduce Olya attraverso lo specchio: la prima sta nel mondo al di là dello specchio dove i nomi di tutti i residenti si pronunciano all’inverso. Il paese è governato da un re stupido, e le persone che vivono al di là dello specchio sono schiavi. Nel film, Aylo aiuta Olya a fare le cose giuste. Poi le ragazze riescono a liberare il paese dal potere del re stupido e a liberare dal carcere lo schiavo Gourd (inverso di Drug, amico).

Dopo aver visto questo film, a Olya piaceva l’idea che il doppio riflesso potesse suggerirle come fare le cose e che potesse darle consigli.  E cosi Olya aveva iniziato a parlare con il suo riflesso nello specchio. Il suo nome era diventato un marchio di fallimento nella fase dello specchio, dell’incapacità di collegare l’immagine speculare con il proprio corpo. Questo mostrava le sue difficoltà a riconoscere l’immagine speculare come immagine propria e ad accettare la realtà del proprio corpo. Nello specchio si poteva vedere il morto, una persona “dall’altro mondo”, o qualcuno che è opposto a te, una ragazza Nel mondo al di là dello specchio. Questa fantasia, e il gioco con il suo riflesso prima della pubertà, è stato un tentativo di Olya di fare amicizia con il proprio riflesso speculare.

A tredici anni, dopo che Olya aveva avuto le prime mestruazioni, si guardava nello specchio per esaminare i propri genitali. Sua madre l’aveva vista fare questo, l’aveva sgridata e le aveva detto che se continuava cosi sarebbe stata punita. Questo episodio ha lasciato in lei un forte senso di vergogna e di colpa, e lo sguardo nello specchio faceva rivivere queste sensazioni.

Anche nel corso della terapia lo sguardo svolgeva un ruolo significativo. Come ho già detto, all’inizio Olya cercava di non guardarmi, come se avesse paura di incontrare nel riflesso dei miei occhi qualcosa di terrificante. Dopo un po’ di tempo, la paziente ha iniziato a guardarmi sempre con un sguardo avido, come se cercasse di controllare tutte le mie azioni. Avevo l’impressione che mi “mangiasse” con gli occhi. In questo periodo, Olya attraverso le associazioni ha prodotto un nuovo significante, la Fanciulla di Neve.

 

La Fanciulla di Neve è un personaggio molto importante nella mitologia dei bambini sovietici e post-sovietici. La storia politica ha reso la Fanciulla di Neve uno dei personaggi centrali della nostra infanzia; questa segna una grande differenza rispetto ai paesi slavi, così come rispetto agli altri paesi d’Europa e d’America, dove a Natale prevale piuttosto la figura di Babbo Natale (Santa Claus).

La Fanciulla di Neve è un nome affettuoso e diminutivo di una ragazza fatta di neve. La Fanciulla di Neve fa eco alle credenze pagane degli Slavi (descritte da Alexander Afanasyev nel libro Concezioni poetiche degli slavi sulla natura del 1869). Sulla base di queste descrizioni, nel 1873 il drammaturgo Aleksandr Ostrovskij creò il famoso racconto di primavera “La fanciulla di neve”. La prima rappresentazione de “La fanciulla di neve” avvenne l’11 maggio 1873 al Teatro Bol’šoj a Mosca; musica di Tchaikovsky. Nel 1881, Rimskij-Korsakov scrisse un’altra opera sullo stesso racconto, e cosi il mondo intero ha conosciuto la Fanciulla di Neve. Potremmo dire che la Fanciulla di Neve a quel tempo evocava l’isteria, e in particolare l’isteria di conversione. Infatti, figlia del gelo e della primavera, questa Fanciulla non può trovare posto nella società umana. Il suo corpo è freddo, insensibile al piacere erotico. Una ragazza seducente che non può amare.

Nella favola “La fanciulla di neve” si dispiega un romanzo familiare di un nevrotico. Nella famiglia di Boby[1] e di sua moglie Bobylikha, la Fanciulla di Neve è un possibile oggetto di scambio vantaggioso attraverso il matrimonio. I suoi veri genitori sono la Primavera e il Gelo, che possono anche rappresentare il desiderio e il divieto. La Fanciulla di Neve desidera amare, e la realizzazione di questo amore la porta alla morte: alla fine si scioglie al sole. Invece di essere oggetto di scambio, diventa una femme fatale: dopo la sua morte, il suo innamorato Mizgir si butta giù dalla montagna nel lago per amore di lei.

La storia della Fanciulla di Neve, giuntaci dalla mitologia pagana,  dopo Ostrovskij, Tchaikovsky e Rimskij-Korsakov, continua tutt’oggi a svilupparsi, e oggi assume le forme dello sguardo sul femminile nella società moderna.   

 

Come ho già detto, la Fanciulla di Neve fu un personaggio importante per tutti i bambini sovietici e post-sovietici. In effetti, dopo la rivoluzione del 1917, tutte le feste religiose erano state cancellate in Unione Sovietica, anche Natale e Capodanno. Al loro posto c’erano le nuove feste sovietiche dal significato ideologico. Comunque, nel 1935 venne di nuovo introdotta la festività di Capodanno[2], solo che il tradizionale Babbo Natale (Santa Claus) fu sostituito da Nonno Gelo. Di fatto, è stato il ritorno di una divinità pagana. Nel 1937, durante le festività di Capodanno appare ufficialmente la nipotina di Nonno Gelo, la Fanciulla di Neve. Costei poteva essere interpretata da una bambina o da una ragazza. Probabilmente l’apparizione della Fanciulla di Neve come personaggio alla pari di Nonno Gelo voleva evidenziare le trasformazioni sociali portate dal regime sovietico: la parità tra uomini e donne, le riforme della famiglia e delle relazioni sessuali. Con l’arrivo di Stalin al potere la rivoluzione sessuale era stata cancellata, e le tradizioni patriarcali riguardo la famiglia e la sessualità erano state ristabilite. La Fanciulla di Neve rimaneva sempre la figura centrale durante i festeggiamenti perché simbolizzava l’uguaglianza tra uomini e donne ottenuta con la Rivoluzione, pur conservando le tracce di eventi storici recenti e lontani e il passato pagano, “le credenze poetiche degli Slavi”.

Così, il Capodanno tra tutte le altre feste sovietiche è diventato molto importante, dato che mostrava allo stesso tempo le tracce del passato pagano e cristiano e i segni di qualcosa di nuovo e di importante per tutti i bambini: l’attesa della magia e dei miracoli. Anche oggi il Capodanno resta importante per tutti i bambini, cosa che oggi unisce i bambini al passato sovietico.

La Fanciulla di Neve è diventata la personificazione del femminile, lo si vede attraverso i libri e gli schermi cinematografici. Il film “La fanciulla di neve” di Dmitry Svetozarova del 2014 è l’apoteosi della trasformazione moderna del soggetto. Qui, la protagonista uccide alla fine l’uomo che la ama. Dopo che lui si innamora di lei e del suo corpo perfetto, distrugge la sua vita: la famiglia, la sua posizione nella società, la sua carriera, perde il figlio. A differenza di Mizgir che si buttava nel lago per amore, qui vediamo la Fanciulla di Neve buttare giù l’uomo, dopo avergli dato la clonidina. Quindi la Fanciulla ha eretto propri confini narcisistici che non ammettono la presenza dell’altro. Però alla fine del film l’eroe sopravvive, cammina nel deserto vasto e freddo, come Edipo dopo aver conosciuto la verità insopportabile sulla propria esistenza. Questa scena finale dà agli spettatori la speranza che il ritorno del Padre e delle sue leggi sia possibile, e che il soggetto moderno che si muove attraverso uno spazio infinito di ghiaccio vedrà di nuovo la luce, un giorno.

 

Torniamo ad Olya. Come ho detto, da bambina era un po’ grassottella, quindi per le feste di Capodanno non le veniva mai dato il ruolo di Fanciulla di Neve. Soffriva di questo, voleva essere magra, però la madre e la nonna la facevano mangiare troppo. A volte, se Olya non voleva finire un piatto, i pranzi duravano ore, finché lei non lo finisse. Il cibo era strettamente controllato dagli adulti, talvolta veniva imposto con violenza. La Fanciulla di Neve è magra, attraente, ma nello stesso tempo fredda e impaziente, e questo freddo è diventato una delle principali identificazioni di Olya. Nelle sue fantasie questa immagine le permetteva di liberarsi dal controllo della madre. La Fanciulla di Neve del Capodanno non deve mangiare, perché non c’è nessuno che la faccia mangiare, lei non ha genitori, ha solo un nonno (il Gelo), un personaggio asessuato. In seguito Olya aveva visto l’immagine della Fanciulla di Neve in tanti programmi tv. E nelle sue fantasie questa immagine le permetteva di attenuare l’atmosfera soffocante della famiglia, dato che la Fanciulla di Neve appare una sola volta, a Capodanno, e nessuno sa dove abiti nel resto dell’anno.

Da quando Olya cominciò a rifiutarsi di mangiare, si guardava sempre nello specchio come un «controllo», e cercava di vedere se riuscisse ad avvicinarsi all’immagine corporea desiderata, ma il risultato era sempre insoddisfacente.

 

Evoluzione della terapia

 

Vi fornisco gli elementi clinici di questo caso come tasselli di un mosaico, potremmo dire mosaico di ghiaccio.

All’inizio della terapia la paziente parlava molto lentamente, con grandi lacune nel suo discorso. Sembrava che non sarebbe mai stata in grado di associare liberamente. Spesso il suo modo di parlare impediva che si capisse quel che stesse dicendo. Ma la domanda chiara nel suo discorso era: « Come sono fatta ? ». Con questa domanda, e tentando di non ingrassare, emergeva un tentativo di non essere come sua madre, di non identificarsi a lei. Quella paziente anoressica non riusciva a costruire un corpo proprio che fosse in grado di creare il desiderio proprio. La figura del padre non è mai potuta diventare significativa per stabilire una Legge e certi confini nelle relazioni tra madre e figlia. La legge della madre fallica, ossessiva e insaziabile dominava totalmente. Sposandosi, Olya aveva tentato di fare appello a un uomo come oggetto di desiderio e di offrire se stessa come oggetto del desiderio dell’altro, ma anche per marcare un confine con la madre; ma questo tentativo non ha avuto successo. Non poteva far altro che creare da sé le proprie regole e regolare l’intervento della madre con il cibo.

Come è noto, Lacan (2009) parla di due stadi del narcisismo. « Prima di tutto, c’è il narcisismo che si riferisce all’immagine corporea, che crea l’unità del soggetto, e qui si nasconde la sensazione del suo proprio corpo ». Lacan associa la seconda fase del narcisismo al rapporto di riflesso con l’altro, quando l’immagine speculare appare come un canale « attraverso il quale si compie il trasferimento della libido dal corpo nell’oggetto » (Lacan 1966). Questo « trasferimento della libido nell’oggetto » è risultato impossibile per Olya a causa del fallimento della percezione del proprio corpo.

All’inizio della nostra psicoterapia sembrava impossibile produrre il transfert, dato non c’era una richiesta esplicita di cura da parte di lei. Avevo la sensazione che l’Altro (l’analista) non potesse apparire nel rapporto.

Più tardi, quando la paziente ha cominciato a “mangiarmi” con gli occhi, pensava che il mio ruolo in quel contesto fosse quello di « tutti gli altri », cioè « cercare di farla mangiare ». E quindi si aspettava da me atti invadenti e persecutori nei confronti del proprio corpo. Questa paura la spingeva a guardami fissamente. In questo caso, l’analista non poteva prendere il posto di « soggetto supposto sapere », io avevo il ruolo di oggetto immaginario, al pari di sua madre persecutoria. Sembrava che la mia posizione neutrale permettesse di indebolire l’attesa intensa dell’attacco da parte dell’altro. Allora la paziente si è spostata verso una ricerca più attiva della propria immagine. Nel transfert ho sentito sempre di più formularsi la domanda: « Dimmi chi sono io !».

Generalmente i pazienti anoressici non si lamentano, non vedono la differenza fra il loro corpo reale e il corpo che immaginano di avere, non possono formulare una richiesta di cura, e quindi questa richiesta viene da altri. Da qui deriva la difficoltà di instaurare un transfert con l’anoressica e gli ostacoli che troviamo nel costruire l’ordine simbolico.

Prima della pubertà la mia paziente sperava che la propria immagine speculare – Aylo – la aiutasse a capire cosa lei fosse. L’incontro con i cambiamenti corporei nel corso della pubertà, la paura della punizione, i rapporti sessuali carichi di vissuti arcaici di invasione e di violenza, l’hanno portata a rifiutare il genere femminile e alla regressione narcisistica, così che tutta la sua esistenza si era focalizzata sull’immagine speculare nel campo immaginario, dove non c’era posto per l’Altro.

Trovo molto importante l’idea di Lacan secondo cui la donna anoressica si muove sotto lo sguardo dell’Altro quando i loro corpi gradualmente vanno distruggendosi, fino a risolversi in nulla agli occhi della madre. Il gioco con il desiderio materno durante l’anoressia risulta mortifero.

Questa cattura mortale nel modo immaginario non permette al soggetto di riconoscere le dimensioni reale e simbolica, quindi di separarsi dall’immagine ideale e non permette a se stessa di distinguere gli altri.

Questa incapacità della paziente a distinguermi provocava in me forti sentimenti controtransferali. Prima di tutto, desideravo risvegliare la paziente, cercavo di sciogliere il discorso « congelato » di questa « Fanciulla di Neve» per respirare la vita e il desiderio. In ogni caso, capivo che la mia attività poteva solo essere nociva. Per molto tempo ho avuto la sensazione di un fallimento terapeutico totale. L’analisi di questi miei sentimenti mi disse che dovevo ascoltare più sensibilmente il discorso della paziente. Anch’io cercavo di evitare i discorsi sul corpo reale, che preoccupava la famiglia e i medici. A un certo punto, però, lei è riuscita a capire che io la ascoltavo, e questo era la sua risorsa per ascoltare se stessa. Nello specchio senza riflesso pian piano ha cominciato a vedere il contorno, quindi nasceva il soggetto con le proprie forme, quindi con la capacità di separarsi dagli altri.

 

Questa breve illustrazione clinica mostra anche come lo sviluppo storico e culturale abbia cambiato il senso di un personaggio famoso. Col tempo, la Fanciulla di Neve di Ostrovskij, che incarnava l’isteria del XIX° secolo, nel XX° secolo divenne una anoressica: passaggio evidente dalla problematica edipica alla problematica narcisistica.

La bambola, giocattolo tradizionale di tutte le bambine del mondo, ha conosciuto una trasformazione molto simile. Un tempo, giocando con una bambola priva delle caratteristiche sessuali secondarie, le bambine si esercitavano a identificarsi con la madre in funzione della futura maternità, sviluppando gli aspetti edipici della psiche. Alla fine del XX° secolo, la bambola si trasforma in una giovane donna – Barbie con un corpo perfetto e sexy. Barbie non può essere la figlia della bambina che gioca, però può essere l’immagine del corpo ideale che la bambina dovrebbe diventare, quel corpo che in futuro dovrà vedere guardandosi nello specchio. Qui prevale la dimensione narcisistica.

Così, il discorso liberale moderno, che include l’imporsi di certe immagini corporee in quanto servono per sedurre, cattura la bambina moderna in una trappola. Il femminile nel discorso contemporaneo si trasforma in un diniego della femminilità, delle differenze sessuali e della morte.

Il corpo isterico del recente passato era il corpo dello spettacolo teatrale. Questo mondo del  palcoscenico teatrale è stato sostituito dal mondo dell’interfaccia, da un raddoppio dove viene persa la certezza del confine che separa i corpi degli spettatori dai corpi che vengono esibiti. Oggi tendiamo piuttosto al corpo congelato o pietrificato, allo stupore allucinatorio, e nello schermo speculare immaginario siamo supersaturati da immagini visive e virtuali che ci circondano, in spazi dove parti e del corpo si installano. Lo schermo diventa la superficie di una anestesia del corpo moderno, privo del diritto di sentire. Nell’isteria del XIX° secolo il rifiuto della sessualità era un tentativo di mantenere il desiderio (insoddisfatto). Modern anorexic subject embosomed with interface of screens rejects sexuality since nowadays it has no desire, i.e. lack. Il soggetto anoressico moderno, embosomed nell’interfaccia degli schermi, rifiuta la sessualità perché oggi non ha più desiderio, ovvero manca della mancanza.

 

Tutto questo obbliga lo psicoanalista a ripensare il suo approccio clinico. Le difficoltà di tracciare un confine tra il virtuale (immaginario) e il reale, l’incapacità di identificarsi e di riconoscere l’Altro, dicono che bisogna indicare il nostro luogo simbolico in terapia, nella quale l’analista potrà apparire come figura simbolica. Gli analisti di oggi, in particolare quando trattano l’anoressia, dovrebbero trovare l’opportunità di specificare la loro presenza e di confermare che essi ascoltano e vedono il loro paziente. E questo a sua volta può permettere ai pazienti di allearsi con le loro stesse immagini, e di costruire la loro propria soggettività avendo annodato il reale, l’immaginario e il simbolico.

 

 

 

Bibliografia

 

Lacan, J.:

-        (1966) “Sovversione del soggetto e dialettica dei desiderio nell’inconscio freudiano” e “L’istanza della lettera nell’inconscio o la ragione dopo Freud”, Scritti, I  (Torino: Einaudi, 1995)

   (2009) Il seminario. Libro 1. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954), “Logos”.

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[1] Bobyl è un uomo povero e solitario nella Russia del XV-inizio del XVIII secolo. E’ un contadino povero senza proprietà della terra.

[2]In effetti, il 28 dicembre 1935 viene pubblicata dal giornale “Pravda” una lettera del capo del Comitato Centrale del PCUS di Kiev, Pavel Postyshev, a Stalin “Sul festeggiamento di Capodanno”. In questa lettera, Pavel Postyshev parla del ritorno di Capodanno: “Prima della rivoluzione, la borghesia e i funzionari della borghesia mettevano sempre un albero di Natale per i loro figli. I bambini dei lavoratori guardavano con molta invidia attraverso le finestre e vedevano l’albero di Natale tutto colorato con tante luci, e i bambini dei ricchi che ballavano intorno all’albero. Perché le scuole, gli orfanotrofi, gli asili, i palazzi dei pionieri privano di questo meraviglioso piacere i bambini dei lavoratori nel paese sovietico? Qualcuno di “sinistra” ha glorificato questo divertimento per i bambini come una impresa borghese[2]” (Lettera di Pavel Postyshev a Stalin sul giornale « Pravda», il 28 dicembre 1935).

 

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059