Liberazione. A proposito di Alenka Zupanĉiĉ, “Che cosa è il sesso?”
(Firenze, Ponte alle Grazie, 2018)

Sarebbe più felice una società liberata dalle passioni che si accompagnano alla sessualità, una società in cui si riuscisse a distaccare il sesso dall’Altro e a esonerare l’Altro dal sesso? Ci troveremmo così in un mondo finalmente emendato da complicazioni e distorsioni, da pervasivi miasmi e sottili veleni, in cui poter rivolgere all’altro i nostri sentimenti più nobili e delicati, in un definitivo trionfo dello spirito sulla carne?

Ma allora non sarebbe forse tanto in causa una liberazione della sessualità, quanto una liberazione dalla sessualità?

E se ritenessimo che sia l’umanità stessa, la cosiddetta natura umana, a rappresentare un ostacolo all’emancipazione umana?

 

Questi interrogativi prendono spunto dalla recente ripubblicazione in inglese di Antisexus, un pamphlet satirico-filosofico scritto nel 1926 dal poliedrico scrittore e filosofo russo Andrej Platonov, qui da noi (poco) conosciuto per l’edizione italiana per Einaudi, nel 1980, dei racconti Ricerca di una terra felice, cui seguì, nel 2002, una traduzione italiana proprio di Antisexus, di Cesare G. De Michelis, in Il caffè illustrato, n. 7/ 8 (2002).

 

Antisexus, impresa che Platonov fa definire da un immaginario traduttore del testo come destinata per volgarità e cinismo all’esecrazione indiscutibile da parte marxista (la sua), si presenta come la (immaginaria) pubblicità che illustra le innumerevoli virtù di una macchina elettromagnetica estera capace di donare a chiunque, isolatamente o anche collettivamente, un piacere sessuale sublime, assai più forte di quello che un umano possa dare a un altro umano.

 

Essa, come osserva ancora Aaron Schuster nella sua introduzione all’Antisexus, procurando un sollievo agli appetiti sessuali attraverso il dono di un piacere (regolabile nella durata) in modo efficace  e igienico, avrebbe svariati effetti benefici, ad esempio tonificherebbe il morale dei soldati e migliorerebbe la produttvità degli operai.

Potrebbe così nascere alla fine la cosa più importante: un mondo rasserenato e libero dalle complicazioni della sessualità, da conflitti e rivalità, insomma da una “barbarie sessuale”. Una comunità ideale, una specie di Città catartica della sessualità, in cui tutti sono appagati e possono finalmente dare e ricevere i doni ineffabili dell’amore disinteressato, dell’amicizia, della affinità spirituale e intellettuale.

 

Perché la sessualità è problematica?  Perché essa evoca e implica, simbolicamente e concretamente, l’Altro, la presenza dell’Altro, il suo ruolo.

 

La provocazione letteraria di Platonov è stata ripresa oggi, come si diceva, nella sua perdurante attualità da un’intellighenzia filosofica che va dal citato Aaron Schuster negli USA alla scuola di Lubiana, nella persona della notevole Alenka Zupanĉiĉ, di cui è da poco uscito in traduzione italiana il libro Che cosa è il sesso? (Firenze, Ponte alle Grazie), in cui Antisexus riecheggia.

La questione viene qui affrontata con una piegatura lacaniana, e immediatamente l’Altro di Platonov si sdoppia: nella sua accezione teoretica, inerente alla formalizzazione dell’inconscio strutturato come un linguaggio, e quindi al registro del simbolico, in cui risiede un sapere inconscio che comprende anche le istituzioni dell’etica e dell’ordine sociale; e nella sua accezione diciamo concreta, in riferimento agli altri, alle persone che necessariamente sono comunque al centro, magari solo in effigie, o per simbolizzazione (l’Altro appunto), della sessualità. Vale a dire di ogni possibile godimento, che sia questo inteso come piacere e soddisfazione, o come eccesso dissoluto e mortifero (collocabile al di là del principio del piacere).

 

Il discorso di Zupanĉiĉ rivisita l’apodittica affermazione di Jacques Lacan “non c’è rapporto sessuale”, intendendo la frase come relativa a  tutte le difficoltà che esso incontra nella realtà sociale e interpersonale, e si rifà con Freud e Lacan a una concezione che vede la sessualità non già riflessa nel popolare e scontato mare magnum di resoconti di pratiche o di allusioni e significati pruriginosi o patologici, ma invece come espressione di un processo ontologico, “coestensivo” alla costituzione del soggetto e dell’inconscio, per di più posto all’interno di una dimensione di conflittualità e di potere.  La sessualità sarebbe allora piuttosto una torsione costitutivamente problematica in questa dimensione ontologica, la cui particolarità risiederebbe nel fatto di corrispondere a una mancanza di sapere, di una legge della sessualità, a differenza degli istinti che invece la possiedono.  La sessualità così intesa non ammicca a nulla, non è simbolo, non rinvia a nulla che ci sia, ad esempio a organi o parti del corpo che si voglia nascondere.  E neanche è da intendere che la sessualità delle attività sublimate sia un surrogato che adombra un originario piacere sessuale.  Il paradosso del pensiero lacaniano al riguardo consiste secondo l’Autrice nel sostenere che, “anche se l’attività è diversa, la soddisfazione è esattamente la stessa”.  Cioè, “questo piacere è esso stesso di tipo sessuale”.  Per Lacan, viene infatti ricordato, la sublimazione può “essere un sostituto della pulsione senza che vi sia alcuna rimozione”. .La sessualità inoltre non copre qualcosa che c’è, ma qualcosa che manca, nasconde la mancanza di senso e di spiegazione della vita.  La sessualità è destinata all’insoddisfazione, non approderà mai a idilliaci appagamenti libidici, e più che al piacere, invece di segnare un’appartenenza alla vita naturale e animale, appare legata a una radicale messa in discussione di ogni rappresentazione convenzionale dell’umano. Essa non è “l’ultimo orizzonte dell’umano”, è bensì un operatore dell’inumano, del senza senso, delle forze della materia che ci attraversano e condizionano, e appartiene al registro del Reale, di ciò che sfugge alla presa simbolica, al linguaggio.  Essa non concorre a produrre identità, ma a costruire il soggetto, comporta in ciò uno sradicamento, un disorientamento, e “ci spinge a occuparci di attività tipiche della società umana come la politica, l’arte, la scienza, l’amore, la religione”.  La fascinazione sessuale di ciò che la possiede non è in altro che nel carattere inconscio del sessuale, in quel suo provenire dall’esterno, da un sapere di non sapere che è effetto di una rimozione originaria, la Urverdrängung, che è il presupposto del sapere dell’inconscio, entro una concezione in cui la rimozione non pertiene precipuamente a contenuti sessuali, ma al sessuale come momento costitutivo dell’essere.

 

Si diceva, ricordando Lacan: “Non c’è rapporto sessuale”.  La frase va intesa come riferimento a qualcosa la cui mancanza permea strutturalmente ciò che c’è, che perciò è uno dei modi per rappresentarla.  Ed è paradossalmente la mancanza di un rapporto, di una configurazione ideale e rigida, prescritta, che rende possibili relazioni e legami.  Infatti questa mancanza è da intendersi per Zupanĉiĉ come “un’assenza che curva e determina la struttura in cui appare: è l’opposto della relazione, è l’(il)logica interna, l’«antagonismo» fondamentale, delle relazioni che esistono e che sono possibili”.

 

È all’interno di questa visione che scaturisce un modo interessante di precisare l’essenza della battaglia femminista.  Non c’è alla lettera mancanza di relazione fra i sessi, ma una serie di momenti di contatto in cui si invera l’assenza di rapporto come possibilità di rapporti in modi non scontati.  Ma il fatto importante è che, se anche nella nostra società oggi è superata l’immagine di un rapporto inteso come rappresentazione unitaria, e si è approdati a una rappresentazione della molteplicità di interpretazioni possibili della sessualità, nelle società in cui si pensa che il rapporto sessuale (o rapporto sociale) ci sia, lo si pensi in modo autoritario come un rapporto armonioso di integrazione che deve esserci fondato sull’adeguamento delle donne a un ruolo che non metta a rischio l’unione armoniosa né l’ordine “cosmico”.

Il femminismo coglie la valenza politica di questa scoperta, individua il nesso fra sessualità e politica, entrambe correlate e intessute col reale, indica la repressione insita nella coesistenza di due mondi diversi e paralleli, quello degli uomini e quello delle donne, in cui si può integrare per volontà precisa di dominio un mondo armonioso ideale e il normativo codice femminile conseguente, e mostra il significato liberatorio del riconoscimento, invece, di una differenza entro un solo mondo.  Con un colpo solo la donna, da esclusa che era, diventa soggetto politico rompendo quest’unità del mondo repressiva e autoritaria, e rifuggendo l’errore di rifarsi a una mitica “Identità femminile” generatrice piuttosto di esclusione e subordinazione.

 

La risposta della psicoanalisi, peraltro, all’atteggiamento oppressivo e prescrittivo di questi mondi autoritari, che sono poi tutti quelli che si rifiutano di accettare un non-rapporto, ma predicano e vogliono un rapporto di potere positivo e ben preciso, non è che la Donna non corrisponde alle aspettative di tali mondi, ma quella molto più forte: “La Donna non esiste”. Infatti non esiste un ideale maschile o femminile, c’è solo differenza sessuale. Ma soprattutto la Donna non esiste allo stesso modo in cui marxianamente si può dire “il Proletariato non esiste”, se non come “il punto sintomatico di negatività concreta del capitalismo” (della società autoritaria), “sfruttato e denegato”.

 

E l’amore? Che cos’è l’amore, quell’amore verso il quale la stessa sessualità scompigliandoci e destabilizzandoci ci spinge? In fondo speriamo sempre di essere sorpresi da quell’evento che si realizza quando, come sostiene Lacan, il rapporto sessuale “cessa di non scriversi”, quando incontriamo l’essere di cui ci sentivamo mancanti, quando ci ritroviamo a sperare, con un cambio di negazione, come osserva l’Autrice, che la relazione “non cessi di scriversi” .

E non ci sono macchine elettromagnetiche che si possano intromettere.

Per non parlare di altre forme d’amore, che ci collegano a dimensioni immateriali diverse dell’essere.

 

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059