Stato della Psicoanalisi in Francia – Rinnovamento della psicoanalisi oggi

“Il rinnovamento della psicoanalisi passa per numerose strade”

FORUM

Sophie Marret-Maleval,psicoanalista, professore ordinario e direttrice del dipartimento di psicoanalisi dell’UniversitàParigi 8 Saint Denis

Aurélie Pfauwadel, psicoanalista, professore associato del dipartimento di psicoanalisi dell’UniversitàParigi 8 Saint Denis

Il “cosiddetto declino” della psicoanalisi è un “errore di diagnosi”, affermano in un Forum di Le MondeSophie Marret-Maleval e Aurélie Pfauwadel, psicoanaliste e docenti universitarie, in replica a un testo di Elisabeth Roudinesco pubblicato il 9 febbraio 2019.

FORUM. Un giovane psicoanalista o un analista in formazione ricava dalla lettura dell’articolo “Il contribuito degli psicoanalisti al proprio declino” di Elisabeth Roudinesco, apparso su Le Mondedel 9 febbraio 2019, uno stranissimo effetto! Davanti alla presunta constatazione dell’agonia della disciplina freudiana, come si fa a non contrapporle la straordinaria vitalità di cui tutti siamo testimoni? I convegni di psicoanalisi che si tengono al Palazzo dei congressi di Parigi riuniscono ogni anno fra le 2500 e le 3000 persone.  Quale scienza umana insegnata nelle aule universitarie può vantare di poter radunare un simile numero di partecipanti?

Ebbene sì, la psicoanalisi di oggi non è più quella di una volta ed effettivamente non occupa più lo stesso posto che aveva nel contesto dei saperi e delle pratiche degli anni sessanta e settanta. Ma esistono numerose strade attraverso cui passa il suo rinnovamento. Mentre la Roudinesco si prodiga nell’intonare il suo de profundis,noi da parte nostra vorremmo far conoscere le promettenti strade aperte nell’ambito della psicoanalisi lacaniana.

È soprattutto in quanto ineguagliabile pratica di ascolto della soggettività che la psicoanalisi continua a esercitare la sua attrazione sulle persone sofferenti. Anche chi non ha provato in precedenza una particolare attrattiva per la psicoanalisi, o addirittura ha avuto dei pregiudizi nei suoi confronti, non rimane deluso allorché ha concreta esperienza della differenza di approccio che la psicoanalisi offre alla sua specifica sofferenza e alla parola che ne è espressione. È così che molte persone scoprono o riscoprono oggi la psicoanalisi, al di là dei preconcetti.

Un sapere vivo

Presentare comunque come un fatto oggettivo l’affermazione secondo cui “i clienti si sono rarefatti: la psicoanalisi attira sempre meno pazienti”, porta legittimamente a chiedersi su quali dati si basi un’asserzione del genere. Allo stesso modo, questo presunto declino dell’attrattiva per la cura psicoanalitica viene contrapposto al “fascino per la sua storia” che si studia nelle università, “come se la cultura freudiana fosse diventata un oggetto museografico a detrimento della sua pratica clinica”.

Eppure è proprio della psicoanalisi in quanto sapere vivo che gli studenti vanno in cerca nelle università, a Montpellier come a Rennes-II, o soprattutto nel Dipartimento di psicoanalisi dell’Università di Parigi-VIII – della cui esistenza la Roudinesco però non fa neanche menzione, proprio nel momento stesso in cui ha la pretesa di presentare un quadro esaustivo e completo dello stato della psicoanalisi francese. Gli studenti vengono in questi atenei da varie parti del mondo per ottenere un master o un dottorato, e per studiarvi i testi classici o anche recenti della psicoanalisi. E se sono interessati alla storia del movimento psicoanalitico non si tratta certo di un interesse per un polveroso sapere d’archivio, né per il folklore dimenticato di una qualche Atlantide sommersa, ma piuttosto per il sapere sedimentato di una tradizione che esercita una costante critica su se stessa.

La psicoanalisi è entrata in una condizione di resistenza

Non è possibile comunque non riconoscere la vitalità di editori come Navarin o della collana di clinica psicoanalitica delle Presses Universitaires de Rennes, delle pubblicazioni di nostri colleghi nelle Presses Universitaires de France, da Seuil, da Hermann, nelle Éditions du Cerf, nelle Éditions Michèle, ecc. Alcune riviste, come è il caso de La Cause du désir, hanno raggiunto la tiratura di 2800 copie e contano 1800 abbonati. E, soprattutto, l’era del digitale ha permesso una grandissima varietà di supporti editoriali.

Va riconosciuto che Roudinesco espone in maniera abbastanza corretta l’allarmante situazione della psichiatria in Francia, come pure degli studi universitari di psicologia, ormai completamente votati all’ideologia scientista portata avanti dalle scienze cognitive. Ma fa un’imperdonabile errore di diagnosi quando sostiene che “al centro di questo dispositivo la psicoanalisi è entrata in una interminabile fase di declino”. La psicoanalisi non è assolutamente situata “al centro di questo dispositivo” ma al contrario è il suo “fuori” e ne costituisce il suo freno e la sua opposizione.

In un’epoca in cui la fede nella scienza e le esigenze di profitto del capitalismo dominano, negli ospedali quanto nelle università, diciamolo molto chiaramente: la psicoanalisi è entrata in una condizione di resistenza! E potremmo scommettere che è proprio grazie a questo suo statuto eccentrico che la psicoanalisi è in grado di elaborare le forme di una sua reinvenzione. Quando “l’opinione pubblica”, alla quale Roudinesco fa riferimento, arriva a uno stato di saturazione di fronte alla censura a cui è sottoposta la sofferenza soggettiva da parte della farmacologia imperante o del pullulare di protocolli e trattamenti standardizzati, è proprio allora che si rivolge, e si rivolgerà ancora in futuro, ai legami sociali che tengono conto del soggetto e della enunciazione della sua singolarità, di cui la psicoanalisi fa parte.

Presenza della psicoanalisi nel dibattito pubblico

Da parte nostra siamo fortemente contrarie alla indebita strumentalizzazione della psicoanalisi contro il matrimonio omosessuale che è avvenuta nel momento in cui il dibattito sull’argomento divideva la Francia. Non abbiamo “disertato le battaglie pubbliche”, come testimoniano i numerosi forum di riflessione politica sull’attuale malessere sociale in Francia e in Europa, e le numerose giornate di studio sui nuovi sintomi tipici della nostra epoca (“dipendenze”, “burn-out”, “stress”, ecc.) o anche sull’autismo.

Sì, “gli” psicoanalisti costituiscono un mondo plurale e sotto il nome di psicoanalisi è osservabile una enorme varietà di discorsi e procedure, ma Roudinesco sembra prendere un piacere quasi maligno nel rifiuto sistematico di qualunque cosa intelligente e positiva gli psicoanalisti di oggi possano produrre. Non vede nessuna necessità di separare il grano dal loglio. Rappresenta la psicoanalisi come un discorso sorpassato, “has been”, e giunge perfino a farsi gioco di certi tentativi di “modernizzazione” emersi nel campo degli studi di genere e di quelli postcoloniali. Malgrado un certo suo sentimento di superiorità, Roudinesco partecipa pienamente a un atteggiamento che lei stessa dice di voler stigmatizzare: gettare sospetto e discredito sulla psicoanalisi.

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059