CARLO GINZBURG (1939-2026)

Il 17 giugno 2026, all’età di 87 anni si è spento Carlo Ginzburg. Figlio di Leone, intellettuale antifascista e di Natalia, scrittrice. Docente di Storia Moderna all’Università di Bologna, alla Normale di Pisa, a Yale, ad Harvard e non solo. Certamente era uno storico ma relegarlo a una sola qualifica sarebbe riduttivo. Ginzburg è stata una delle menti più brillanti, curiose, poco prevedibili della sua generazione. Gli piacevano le prospettive singolari, le piccole o grandi storie nascoste che portava alla luce. Dava voce a soggetti che non ne avevano, un po’ come faceva Foucault. Ricordo il suo reperimento di documenti sconosciuti sulla tradizione dei “benandanti”, un culto legato alla fertilità attivo in Friuli tra il ‘500 e il ‘600, su cui ha scritto molto recuperandone il profondo senso antropologico. Si è occupato di eresia e di inquisizione e, siccome era curioso di tutto, anche di psicoanalisi, in Miti, emblemi, Spie mette a punto il “paradigma indiziario” secondo il quale lavorerebbero sia Freud che Sherlock Holmes (e non solo). La psicanalisi alla lettera come indagine che coglie tutta l’importanza dei dettagli trascurati, di quelle scorie che piacciono tanto agli psicoanalisti e che Ginzburg coglieva perfettamente, in molti ambiti.
Ginzburg mancherà (a me mancherà) a tutti quelli che amano l’esercizio di un pensiero libero e curioso, sostenuto dal desiderio, orientato al “notturno” anziché a ciò che splende in piena luce.
Cristiana Cimino, 17 giugno 2026.