Note a posteriori su “Clinica dell’eccesso”

Introduzione
Scrivo queste note dopo che il mio ultimo libro, Clinica dell’eccesso (FrancoAngeli 2022), pubblicato in lingua originale due anni fa, è uscito in portoghese e in lingua spagnola nel 2024. La sua genesi concettuale tuttavia si è prodotta anzitutto dieci anni fa in una conferenza a Montréal, dove ho coniato per la prima volta la formula di “patologie dell’eccesso” che dava a essa il suo titolo (“Pathologies de l’excès”); e più sistematicamente in un seminario tenuto per un’associazione di colleghi irlandesi nel 2020, in piena epoca pandemica, da titolo “Verso una clinica dell’eccesso” (“Towards a Clinic of Excess”). Due anni non sono molti per poter rileggere con un po’ di distanza storica quanto sostenuto in questo libro, che per certi versi, è ancora troppo recente. Sono tuttavia sufficienti per una mia prima ricognizione a posteriori, che si avvale del contributo di diversi lettori che hanno discusso o recensito questo libro. Mi limiterò qui ad alcune brevi notazioni, senza alcuna pretesa di riassumere il contenuto del libro, che spazia anche in altri territori oltre quelli che qui prenderò come riferimento. Queste brevi righe potrebbero piuttosto essere considerate come delle note di una postfazione.
Una trilogia
La prima cosa che mi viene da dire su questo libro è che realizza, ma posso dirlo solo ora a posteriori, una sorta di trilogia sui sintomi contemporanei. In effetti, esso si muove nello stesso solco della ricerca avviata nel 2008 con Il muro dell’anoressia, e rilanciata dieci anni dopo con Il cibo e l’inconscio. Chiaramente, questi libri condensano un lavoro teorico-clinico di anni che li precede. In questo senso, questo itinerario esprime in realtà una ricerca quantomeno trentennale.
Posso dire che ne Il muro dell’anoressia condenso buona parte della mia lettura dell’anoressia a partire dall’esperienza clinica con pazienti anoressiche in studio e in istituzione, orientata dalle indicazioni preziose offerte in particolare da Lacan. Ho cercato tuttavia fin da subito di allargare il campo dei riferimenti agli autori del campo analitico e dinamico che hanno dato contributi importanti alla lettura dell’anoressia, il che ha reso per me ancora più evidente la novità introdotta dallo sguardo di Lacan su questo campo della clinica contemporanea.
Il cibo e l’inconscio condensa il tentativo di approfondire la lettura dell’anoressia, inserendola nel quadro più ampio delle psicopatologie che ruotano attorno all’oggetto cibo, e che trovano la loro manifestazione descrittiva nel quadro di ciò che la psichiatria contemporanea chiama Disturbi alimentari (Eating Disorders), e più recentemente, con il DSM5, Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Feeding and Eating Disorders): anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata. Questi disturbi comportamentali vengono riletti come soluzioni psicopatologiche che trattano una difficoltà del soggetto nel suo rapporto con l’immagine di sé, con l’Altro e con il godimento, secondo la topologia borromea dei tre registri di immaginario, simbolico e reale introdotta da Lacan. I disturbi alimentari sono la cristallizzazione patologica di un autotrattamento di queste difficoltà fondamentali, e sono illeggibili senza tenere conto di questo loro statuto di soluzioni. I più importanti fattori che entrano nella determinazione della diagnosi descrittiva dei disturbi alimentari sono riconducibili a effetti di superficie di un problema che si struttura in rapporto in particolare a una problematica articolazione del funzionamento della pulsione orale e scopica nell’esperienza soggettiva.
Ripensare i nuovi sintomi: dall’egosintonia alla spinta all’eccesso
Il cibo e l’inconscio tuttavia non si limita a una trattazione analiticamente orientata dello spettro dei disturbi alimentari, che si allarga al campo dell’obesità psicogena non coperto del tutto dal disturbo da alimentazione incontrollata. Il libro prepara già a una riconsiderazione dei sintomi contemporanei che si diffondono nell’era del capitalismo avanzato, e a una messa in discussione del paradigma delle nuove forme del sintomo (Hugo Freda, Bernard Lecoeur) che provava già ad inquadrarli a partire da Lacan, riletto criticamente alla luce della prospettiva che verrà articolata in modo più approfondito in Clinica dell’eccesso. In quest’ultimo libro proviamo a ripensare lo stile sintomatico dell’epoca che ritroviamo nei sintomi contemporanei, sostituendo il riferimento all’egosintonia come tratto unificante di queste soluzioni sintomatiche con il filo conduttore della spinta all’eccesso che li caratterizza. Infatti l’egosintonia non ci convince come tratto generalizzabile al campo dei nuovi sintomi (difficile poterla riconoscere in diversi di essi, pensiamo per esempio al Binge Eating Disorder; ma da prendere con le pinze anche per le soluzioni sintomatiche apparentemente più riconducibili a un tracciato egosintonico come l’anoressia e la tossicomania: pensiamo all’anoressica allo specchio, o al craving e all’agitazione maniacale del tossicomane). Al contrario la spinta all’eccesso e la sua tendenza all’infinitizzazione, che coincide con la pulsione di morte realizzata, ci sembra invece essere il vero tratto unificante di questo campo della psicopatologia contemporanea. Per questa ragione, Clinica dell’eccesso si apre con una rilettura dei Tre saggi sulla teoria sessuale di Freud, per provare a ripensare lo statuto della pulsione oggi, alla luce delle soluzioni sintomatiche che caratterizzano il nostro tempo. Se infatti strutturalmente la pulsione è abitata da un eccesso che la muove non riassorbibile integralmente nella legge del primato genitale – strutturalità del Partialtrieb di Freud – e da un vuoto attorno a cui gira, tale eccesso rimane residuale nella nevrosi, mentre si presenta senza limite nelle nuove forme del sintomo. Questo eccesso senza limite è l’altra faccia della impasse che il soggetto incontra nella perdita dell’oggetto, nel fallimento della cessione dell’oggetto, che riscontriamo con alta frequenza nelle varie forme di addictions. Questo eccesso senza limite può assumere varie declinazioni, dall’infinitizzazione della privazione anoressica alla compulsività irresistibile del Binge e del tossicomane. In questo libro cerchiamo di addentrarci in questo campo differenziale, attraverso il filo conduttore dell’eccesso e delle soluzioni in cui s’incarna nella psicopatologia contemporanea.
Ripensare l’adolescenza: dal conflitto alla disconnessione/iperconnessione
Altro nodo nevralgico del libro riguarda un’interrogazione sull’adolescenza contemporanea. Nel libro sviluppiamo una prospettiva che si è aperta per noi nel 2009, a partire da un interrogativo sulle ragioni degli scatenamenti di queste patologie in particolare nel tempo che si apre con la pubertà e si sviluppa nel periodo adolescenziale, e alla luce di una lettura che abbiamo fatto dei riferimenti reperibili in Lacan sul tema della condizione giovanile. Se per certi versi la lettura classica dell’adolescenza in psicoanalisi accentua la dimensione della crisi, come passaggio dialettico di soggettivazione che implica nel giovane un conflitto con l’Altro parentale come condizione per l’assunzione di una propria posizione, l’adolescenza contemporanea sembra aprire la strada, con particolare evidenza nelle patologie dell’eccesso, a una processualità non dialettica, in cui la crisi non si trasforma in conflitto con l’Altro ma in disconnessione se non in rifiuto. A questo movimento di ritiro si annoda un secondo movimento, costituito invece da un’iperconnessione con l’oggetto di godimento, che come ci ricorda Lacan nel capitalismo contemporaneo viene elevato allo zenit sociale. Questo duplice movimento, disconnessione dall’Altro e iperconnessione all’oggetto, che implica una degradazione del potere della parola e un tendenziale ridursi del tempo per comprendere nell’esperienza soggettiva, riflette certamente lo spirito del tempo, ma lo ritroviamo radicalizzato nelle patologie dell’eccesso. Lo stesso si può dire per la vita pulsionale del soggetto nella contemporaneità, in cui si slatentizza sempre più la dimensione autoerotica della pulsione a scapito del legame con l’Altro: le patologie dell’eccesso così diffuse tra i giovani elevano allo zenith questa tendenza insita nella vita contemporanea. Godere da soli con l’oggetto senza l’Altro si rivela una tendenza che è entrata a fare parte della soggettività dell’epoca, una chiave del Geistzeit contemporaneo, in cui queste soluzioni sintomatiche si diffondono e prosperano. Il problema è che, nelle patologie dell’eccesso, questo godere da soli senza l’Altro si realizza in un godimento autodistruttivo che attacca il corpo nel reale del suo funzionamento, devastandolo, come avviene evidentemente nell’anoressia, nell’obesità e nelle tossicomanie.
Al di là della formula: una rete gettata sul mare del malessere contemporaneo
Il sintagma ‘clinica dell’eccesso’ si è imposto nella nostra ricerca sui sintomi contemporanei come un modo più adeguato di leggerne il filo conduttore nella prospettiva della psicoanalisi di orientamento lacaniano, rispetto ad altre letture possibili. Ma questo non ci induce a volerne fare uno slogan. Si tratta solo di una rete che abbiamo costruito e gettato sul mare del malessere contemporaneo, per provare a pescare qualcosa di solido riguardante il suo nucleo reale. Questa rete andrà ricucita, riformulata, ritessuta ogni volta che incontreremo nell’esperienza clinica qualche elemento che sembrerà non rientrare nelle sue maglie. E saremo ben disposti a liberarcene per un’altra più accurata, quando potrà emergere all’orizzonte.
Bio:
Domenico Cosenza, psicoanalista a Milano, membro AME (analyste membre de l’École) della SLP (Scuola Lacaniana di Psicoanalisi) e dell’AMP (Associazione Mondiale di Psicoanalisi). È stato presidente della SLP (2013-2016) e della EFP (Eurofederazione di Psicoanalisi, 2017-2021). Docente dell’Istituto Freudiano e presso il corso di Laurea magistrale in Psicologia dell’Università degli Studi di Pavia. Ha diretto diverse istituzioni terapeutiche per la cura dei disturbi alimentari. Tra le sue principali pubblicazioni: Jacques Lacan e il problema della tecnica in psicoanalisi (Astrolabio 2003); Il muro dell’anoressia (Astrolabio 2008); Le refus dans l’anorexie (PUR 2014); Il cibo e l’inconscio (FrancoAngeli 2018); A Lacanian Reading of Anorexia (Routledge 2023); Clinica dell’eccesso (FrancoAngeli 2022).