TRIBUNA. SUI CONFLITTI IN MEDIO-ORIENTE 2. Gaza e dintorni

 

 

 “Nella vita delle Nazioni i peggiori conflitti scoppiano tra due popoli perseguitati. Solo nell’immaginazione i perseguitati si uniscono in solidarietà per combattere uniti contro il loro spietato oppressore. In realtà, due figli dello stesso padre violento non diventeranno necessariamente alleati. Spesso ognuno di loro vede in suo fratello il volto minaccioso del padre.”[1]

Introduzione metodologica

Questo documento nasce come risposta ad un articolo di Roberto Sinigaglia (https://www.journal-psychoanalysis.eu/articles/tribuna-sui-conflitti-in-medio-oriente/) “Gaza e dintorni. Dipanare le matasse arruffate dalla propaganda” sulla crisi mediorientale a partire dal 7 ottobre 2023, pubblicato il 29 aprile 2024 su questa rivista, dal quale, a mio parere, emerge un’impostazione ideologica che prescinde dalla realtà dei fatti a causa di un pregiudizio epistemologico sulle identità collettive molto diffuso, spesso tutt’altro che inconscio.

Immagini terrificanti ci inibiscono una lucida analisi degli eventi. Ciascuna guerra può aprire la strada, dopo profonde afflizioni, ad un riallineamento radicale che può portare a una pace duratura, come dimostra l’esempio della collaborazione franco-tedesca, dopo un secolo di guerre sanguinose, di cui due mondiali. Superare temporaneamente il nostro oceano di emozioni profonde, prendendo distanza  da eventi così drammatici, è la condizione preliminare per evitare il loro tragico ripetersi.

Le recenti immagini e notizie da Israele e Gaza inondano gli occhi e le menti del mondo. Anche chi non segue la politica estera discute i dettagli di terribili sofferenze inflitte a centinaia di bambini, donne, anziani, cercando una spiegazione logica, o esprimendo rammarico, lutto, ed empatia umana.

Ancor più che in occasione della citata precedente guerra esplosa a Gaza il 10 maggio 2021, oggi è estremamente raro lo sforzo di elaborare analisi accurate su interessi in campo e strategie a lungo termine, al fine di prevedere scenari futuri, ed elaborando nuove chiavi di lettura per un’analisi equilibrata del conflitto israelo-palestinese.

In queste circostanze straordinarie le funzioni del nostro cervello destro emotivo prevalgono su quello sinistro razionale[2]. Gli esseri umani, in quanto mammiferi placentati, hanno sviluppato questa reazione filogenetica istintiva, che purtroppo gli strateghi del terrore sanno manipolare.

Una nuova prospettiva scientifica può invece offrirci un metodo radicalmente innovativo di interpretare la realtà politica che ci circonda, permettendoci di vedere gli eventi sotto una luce diversa ed imparziale, in un contesto geopolitico più ampio.

Le relazioni internazionali rappresentano l’orizzonte ideale dove studiosi, giornalisti o politici hanno sempre voluto esercitare capacità di anticipazione e di profezia. Nessuno può prevedere nel dettaglio il futuro, ma una corretta analisi può farci comprendere le tendenze generali di un pianeta estremamente interconnesso.

Una comprensione dei due citati modelli di identità collettiva in competizione – la prospettiva glocalistacentrifuga rispetto a quella dello Stato frontaliero centripeto vestfaliano, corrispondenti a due rispettive élite che elaborano e diffondono ciascuno dei due modelli – ci consente di prevedere le loro tendenze cicliche nelle relazioni internazionali[3]:

  1. Modello transfrontaliero glocalista: sviluppato storicamente durante il Medioevo nel contesto politico-culturale degli imperi britannico e olandese.
    • Identità collettiva: comunità virtuali percepiscono la propria posizione nel mondo alla luce di valori astratti sovra-nazionali (o intra-nazionali) secondo confini ideologici, economici, teologici o spirituali, che oltrepassano quelli fisici dello Stato, e sfidano le rispettive cittadinanze.
    • Ultimo picco storico ciclico: gli attacchi terroristici negli Stati Uniti dell’11.9.2001.
    • Principali leader coinvolti nel conflitto: il Primo Ministro israeliano Benjamin (Bibi) Netanyahu[4], il Presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen[5] (Mahmoud Abbas), l’ex Presidente americano Donald Trump[6], attuale candidato alla Casa Bianca.
  2. Modello dello Stato frontaliero vestfaliano: simbolicamente correlato alla cosiddetta Pace di Vestfalia(1648) [7], a conclusione della Guerra dei Trent’anni, che aveva trascinato l’Europa in interminabili conflitti religiosi.

– Identità collettiva: si sviluppa attraverso la presunta originalità inconscia delle frontiere statali per le comunità etnico-linguistiche composte da cittadini appartenenti a un unico paese, entro confini definiti.

– Ultimo picco storico ciclico: la caduta del Muro di Berlino nel 1989[8].

– Principali leader coinvolti nel conflitto: il leader palestinese Marwan Barghouti[9] ed il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, oltre che il defunto primo ministro israeliano Yitzhak Rabin[10].

       1) La possibile nascita di uno Stato palestinese

 Quando ci si trova ad affrontare la questione del conflitto israelo-palestinese, sarebbe utile cercare preventivamente di intuire se l’interlocutore di turno intende discutere degli errori eventualmente commessi dalle due parti o della possibile nascita di uno Stato palestinese tout court. La risposta a questa domanda è dirimente perché, nel caso si opti per la questione della nascita stessa di questo Stato, è necessario poi essere conseguenti nelle argomentazioni.

Già nel 1898 Khalil Beidas[11] utilizzò il termine “palestinese” per descrivere gli abitanti arabi della regione nella prefazione di un libro da lui tradotto dal russo all’arabo, “Una descrizione della Terra Santa[12] di Akim Olesnitsky[13], sebbene avessero già usato decenni prima nelle lingue occidentali il termine “palestinese” sia il console britannico a Gerusalemme (1846-1863) James Finn[14], sia il missionario luterano tedesco Johann Ludwig Schneller[15] (1820–1896), fondatore dell’orfanotrofio siriano, sia l’americano James Wells[16] (1803-1872).

Il primo arabo a usare il termine “palestinese” nel 1909 fu Farid Georges Kassab[17], un cristiano ortodosso residente a Beirut, nel suo libro (in lingua inglese) “Palestina, ellenismo e clericalismo[18]. Il quotidiano palestinese arabo cristiano Falastin[19] si era rivolto ai suoi lettori come “palestinesi” sin dalla sua nascita nel 1911 durante il periodo ottomano.

Il termine “palestinese” associato al movimento nazionale delle popolazioni arabe residenti nella regione ottomana di Siria [20] (e nel Sangiaccato[21] di Gerusalemme) – che includeva gli attuali territori di Siria, Libano, Israele, Cisgiordania e Gaza – è nato negli anni Venti del secolo scorso, subito dopo la Seconda guerra mondiale. Prima si parlava semplicemente di movimenti politici di autonomia, di matrice prevalentemente arabo-cristiana, come il celebre George Antonius[22], soprattutto nell’area siriana e libanese (in particolare presso l’università americana di Beirut[23], originariamente un College siriano protestante).

I programmi di quattro società nazionaliste palestinesi jamyyat al-Ikha’ wal-‘Afaf  (Fratellanza e Purezza), al-jam’iyya al-Khayriyya al-Islamiyya (Società islamica di beneficenza), Shirkat al-Iqtissad al-Falastini al-Arabi(Associazione economica arabo-palestines) e Shirkat al-Tijara al-Wataniyya al-Iqtisadiyya (Associazione nazionale per il commercio economico) furono riportati sul succitato quotidiano Filastin nel giugno 1914 con una lettera di R. Abu al-Sal’ud[24].  Le quattro società presentavano somiglianze nella funzione e negli ideali: la promozione del patriottismo, delle aspirazioni educative, e del sostegno alle industrie nazionali.

Dopo l’arrivo degli inglesi sorsero numerose associazioni musulmano-cristiane in tutte le principali città. Nel 1919 si unirono per tenere il primo Congresso arabo palestinese[25] a Gerusalemme: le sue principali piattaforme erano l’appello ad un governo rappresentativo e l’opposizione alla celebre Dichiarazione Balfour[26] del 2 novembre 1917

La Dichiarazione poi inclusa a Sanremo[27] nel 1920 nella Risoluzione omonima (elaborata originariamente dalla Commissione Milner nel dicembre 2019[28]), inserita nel Trattato di Sèvres[29] nel 1920 (sezione VII, artt. 94-97) – poi confermata in occasione della Conferenza di Losanna[30] nel luglio 1923 – , e nel preambolo del Mandato britannico[31], in applicazione dell’articolo 22 del Patto della Società delle Nazioni[32]-SdN (luglio 1922), in virtù del “principio che il benessere e lo sviluppo di tali popoli è un compito sacro della civiltà” (“a sacred trust of civilization[33] nella lingua originale inglese).

Il primo Alto Commissario della Palestina, Sir Herbert Samuel[34], istituì un Consiglio Supremo Musulmano[35] (SMC, o Consiglio Supremo Musulmano della Sharia) il 20 dicembre 1921.  L’SMC doveva avere autorità su tutti i tribunali musulmani Waqf[36] (Dotazioni religiose) e Sharia[37] (Diritto religioso islamico) nel Mandato palestinese.  I membri del Consiglio, eletti da un collegio elettorale, nominarono Hajj Amīn[38] presidente del Consiglio con poteri di impiego su tutti i funzionari musulmani nella “Palestina” mandataria.

Jamal al-Husayni [39]fu il fondatore e presidente del Partito arabo palestinese[40] (PAP) nel 1935. Emil Ghoury[41] fu eletto segretario generale, carica che mantenne fino alla fine del mandato britannico nel 1948. La famiglia Nashashibi era guidata da Raghib Nashashibi[42], nominato sindaco di Gerusalemme nel 1920, una figura politica influente durante tutto il periodo del mandato britannico, che contribuì a formare il National Defense Party[43] nel 1934.

La Grande Rivolta[44] del 1936-1939 fu una rivolta degli arabi palestinesi durante il mandato britannico nell’area per protestare contro l’immigrazione ebraica di massa. Abd al-Qadir al-Husayni[45], un leader della rivolta, era un membro del succitato Partito arabo palestinese (ne era stato segretario generale), ed era diventato caporedattore del giornale del partito Al-Liwa’[46], così come di altri giornali, tra cui Al-Jami’a Al-Islamiyya[47].

I Nashashibi ruppero con l’Alto Comitato arabo[48] (AHC, un gruppo di notabili tradizionali locali) ed il succitato Hajj Amīn poco dopo che il contenuto del Rapporto della Commissione reale palestinese[49] fu pubblicato il 7 luglio 1937, annunciando un piano di spartizione territoriale.

 La divisione nei ranghi del succitato Alto Comitato Arabo tra negazionisti e pro partizionisti portò Hajj Amin a prendere il controllo dell’AHC e, con il sostegno della Lega Araba[50], rifiutò il piano. Tuttavia, molti palestinesi, con in testa il clan Nashashibi e il Partito Comunista Arabo Palestinese,[51] accettarono il piano.

2) Le radici del conflitto

Anziché partecipare al derby israelo-palestinese parteggiando fanaticamente per una delle due parti contro l’altra, dovremmo andare alla radice del conflitto che noi stessi occidentali abbiamo fomentato dividendo arabi ed ebrei nel Vicino Oriente ormai da un secolo.

Visto che in molte contrapposizioni polemiche gli aspetti ideologici fanno aggio sulla realtà storica, si potrebbe partire dalle origini del moderno conflitto, cioè dal boicottaggio britannico – dopo aver distrutto l’impero ottomano[52] con la Prima Guerra Mondiale – dell’Accordo[53] tra le due parti firmato il 3 gennaio 1919 a Parigi in occasione di un incontro tra l’emiro Faysal [54](futuro sovrano dell’Iraq, in rappresentanza degli arabi) e Chaim Weizman[55] (capo dell’Organizzazione sionista mondiale[56] dal 1920 al 1931, e futuro primo presidente di Israele).

L’Accordo – in contrasto coi termini castranti ed intenzionalmente ambigui della succitata Dichiarazione Balfour – prevedeva la costituzione di due Stati: la “Palestina” (cioè quella parte della regione ottomana di Siria che i britannici ribattezzarono col nome inglese di “Palestine” per individuare l’area del citato futuro Mandato britannico) destinata agli ebrei, ed uno Stato arabo, comprendente l’attuale Giordania e l’Iraq. L’accordo impegnava entrambe le parti a intrattenere rapporti improntati alla cordialità: nella “Palestina” ebraica sarebbero stati garantiti i diritti di contadini e proprietari terrieri arabi, incoraggiata l’immigrazione degli ebrei su vasta scala e salvaguardata la libertà di culto delle varie comunità religiose, con i Luoghi Santi musulmani sotto controllo arabo.

A livello internazionale ancora oggi purtroppo continuano a persistere gruppi di interesse che operano contro la soluzione del conflitto, soprattutto fuori dalla regione mediorientale, se si perseguono iniziative utili per approdare a soluzioni durature.

3) La Risoluzione di Spartizione ONU del 29.11.47, il Focolare nazionale ebraico, e la nascita di Israele

La nascita di Israele fu proclamata il 14 maggio 1948[57]. La celeberrima Risoluzione di Spartizione 181[58]che l’assemblea generale dell’ONU ha adottato il 29 novembre 1947 richiedeva la nascita dello Stato di uno Stato palestinese arabo e di uno ebraico in unione economica tra loro, oltre che un Corpus Separatum per l’area di Gerusalemme e dintorni, sulla base di un Rapporto (documento A/364[59]) che un Comitato Speciale ad hoc della stessa assemblea generale ONU aveva approvato a maggioranza.

Poiché l’ONU succedeva alla citata Società delle Nazioni, che le aveva trasmesso le competenze in materia di Mandati fiduciari, gli art. 16, 77 c.1a, 79, 84, 85 dello Statuto dell’ONU affidano all’assemblea generale la competenza – l’unica con effetti vincolanti oltre l’approvazione del proprio bilancio – di decidere il destino dei regimi internazionali di amministrazione fiduciaria[60], e la modalità di formazione degli Stati in quei territori, confini inclusi, nel rispetto dei principi dello Statuto stesso, e del diritto internazionale.

Il mandato fiduciario internazionale era lo strumento giuridico appositamente creato per la creazione degli Stati nazionali ancora non sviluppati nell’interesse delle popolazioni ivi residenti (come sancito dal citato articolo 22 del Patto della citata SdN). La SdN si estingue nell’aprile 1946, ma lo Statuto dell’ONU (art. 80 c.1) stabilisce che tutti i diritti acquisiti dagli Stati e popolazioni interessate sarebbero rimasti in vigore, fino alla conclusione di una nuova convenzione sul nuovo regime di amministrazione fiduciaria.

Il citato Mandato per la Palestina[61], riferendosi alla popolazione ebraica, riconosceva il legame storico del popolo ebraico con la ‘Palestina’ “in vista della ricostituzione del loro Focolare nazionale (National Home) in quel territorio”, ma garantiva nel Preambolo “i diritti e lo status politico di cui gli ebrei godevano in qualunque altro Stato”.

Il testo del Mandato condizionava l’impegno a facilitare l’emigrazione ebraica a circostanze idonee, negando così che tutti gli ebrei sparsi per il mondo, se lo desideravano, potessero diventare automaticamente cittadini di uno “Stato”, che anzi la potenza mandataria britannica era assolutamente contraria a far nascere, come aveva spiegato il citato Samuel nel suo primo Rapporto annuale del 1924[62] al Consiglio della SdN, formalizzando così l’interpretazione ermeneutica autentica dell’espressione, intenzionalmente ambigua, National Home.

4) Le motivazioni vestfaliane della nuova leadership di Hamas

In coerenza con la succitata soluzione vestfalianaDue Stati per due popoli”, le motivazioni della nuova leadership di Hamas[63] – principalmente Sinwar[64] a Gaza, e Haniyeh[65] in Qatar – vanno cercate all’interno della questione nazionale palestinese, all’opposto dell’interpretazione glocalista della cosiddetta guerra islamista ai valori dell’Occidente.

Hamas è il gruppo militante islamico che governa la Striscia di Gaza negli ultimi 16 anni. Lo Stato di Israele si era ritirato da Gaza nel 2005[66], quando il 12 settembre l’ultimo soldato abbandonò la Striscia. La decisione fu assunta dall’allora primo ministro vestfaliano Ariel Sharon[67], ex militare e politico del Likud, passato poi a Kadima[68] (formazione centrista). Ci furono resistenze da parte di alcuni degli 8.500 cittadini israeliani presenti in 21 comunità allora residenti a Gaza, che furono allontanati con la forza dagli stessi militari israeliani.

Come per il conflitto precedente iniziato il 10 maggio 2021, anche gli ultimi tragici attacchi di Hamas hanno provocato una serie di conseguenze politiche, ponendo tra l’altro di nuovo al centro dell’attenzione di Israele e del mondo la valutazione dei rischi di avere Netanyahu al potere, con la strategia stavolta di sostituire Barghouti, il succitato leader nazionale vestfaliano palestinese carismatico della prima e della seconda Intifada[69], detenuto nelle carceri israeliane da 21 anni, all’ottantottenne Presidente glocalista palestinese Abu Mazen.

In questo contesto, l’irruzione violenta del 7 ottobre scorso (Alluvione Al-Aqsa) non ha messo in pausa il processo di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita, bensì ha evidenziato le criticità degli Accordi di Abramo[70] nell’originale versione glocalista dell’allora Presidente Trump e di Netanyahu.

Dopo la tragedia del 7 ottobre 2023 e delle sue conseguenze, la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele avrà un impatto positivo significativo sulla sicurezza o sulla stabilità della regione solo se accompagnata da una soluzione accettabile e duratura del conflitto palestinese-israeliano.

Israele può accettare la proposta dei due Stati a condizione di una pace, garantita a livello internazionale, che assicuri che la “Palestina” araba, divenuta Stato vero e proprio, non persegua progetti di annientamento della comunità ebraica.

5) ISIS glocalista versus Il nuovo Statuto vestfaliano di Hamas

La nuova leadership di Hamas, soprattutto da quando ha modificato il proprio Statuto[71] nel 2017, ha progressivamente abbandonato il modello di identità collettiva originario glocalista per avvicinarsi a quello vestfaliano, mirando a creare (art. 20 del citato nuovo Statuto 2017) “uno Stato palestinese pienamente sovrano e indipendente, con Gerusalemme come capitale lungo le linee armistiziali [la cd. Linea Verde[72]: ndr] del 4 giugno 1967”.

Il 21 gennaio 2024, Hamas ha pubblicato in 18 pagine il Rapporto “La nostra narrativa” (Our Narrative[73]), rivendicando ufficialmente che il proprio obiettivo il 7 ottobre scorso fosse di “fermare l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, e porre fine al blocco della Striscia di Gaza”.

Il Rapporto descrive l’attuale guerra come parte di una lotta della nazione palestinese che dura da 105 anni contro il “colonialismo”, 30 anni contro il mandato britannico e 75 anni contro lo Stato di Israele. “Israele ha distrutto la nostra capacità di creare uno Stato palestinese accelerando il processo di insediamento”, ha sostenuto Hamas, accusando le Nazioni Unite di non essere riuscite a fermare questo processo: “Dovevamo continuare ad aspettare e a fare affidamento sulle impotenti istituzioni delle Nazioni Unite?”

Dopo il 7 ottobre 2023 Netanyahu ha dichiarato quella che ha definito una “giusta guerra contro i mostri di Hamas”, paragonando le loro azioni brutali a quelle dello Stato islamico (Isis/Daesh[74]): “Hamas è Isis”. Le due organizzazioni, in realtà sono abbastanza diverse tra loro.

L’Isis è composto principalmente da combattenti iracheni e siriani, o provenienti da altre aree del mondo (Europa, Asia, Nord Africa), mentre Hamas ha esclusivamente membri palestinesi.  Gli attacchi di Hamas sono diretti contro obiettivi israeliani. L’Isis, al contrario, ha dichiarato obiettivi religiosi, poiché la propria propaganda si rivolge all’intera comunità musulmana sparsa nel mondo, incitandola a combattere contro gli “infedeli” e a compiere attentati in Europa o in altri paesi.

Queste differenze significative, alla luce della suddetta metodologia epistemologica vestfaliana/glocalista, aiutano a capire perché, dopo un periodo relativamente lungo di silenzio, lo Stato Islamico glocalista ha perpetrato il 3 gennaio 2024 un efferato attentato suicida[75] lungo il percorso commemorativo per l’assassinio[76] (ordinato dall’ex presidente glocalista americano Trump) del vestfaliano Qasem Soleimani[77] nella città di Kerman, in Iran, rivendicando l’attacco attraverso i propri social network.

Gli eventi verificatisi in Iran nel corso di quasi mezzo secolo dalla rivoluzione guidata dal glocalista Ayatollah Khomeyni[78] possono spiegare questo attacco dell’Isis. L’ultimo presidente iraniano Ebrahim Raisi[79], recentemente scomparso in un tragico incidente in elicottero[80], ha sostanzialmente seguito la politica vestfaliana del suo predecessore Hassan Rouhani[81] (Presidente dal 2013 al 2021).

Raisi ha cercato di rilanciare il Piano d’azione globale congiunto[82] (JCPOA), l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 con il presidente vestfaliano degli Stati Uniti Barack Obama[83], che interrompeva decenni di tensioni sul controverso programma nucleare iraniano, che poi il presidente glocalista americano Trump ha boicottato e cancellato nel 2018[84]. Inoltre, su suggerimento del leader cinese vestfaliano Xi[85], e col tacito assenso di Biden, l’attuale governo iraniano sciita ha preso la storica decisione[86] di normalizzare le relazioni con l’Arabia Saudita sunnita, la quale ha aderito con l’Iran al Gruppo (vestfaliano) dei paesi BRICS[87].

L’Isis, al contrario, segue il modello glocalista transfrontaliero. Il suo portavoce Mujahid Abu Hudhayfah Al-Ansari[88], invitando i musulmani a eliminare gli ebrei in tutto il mondo, ha accusato Hamas di non aver stabilito il dominio islamico, o il sistema giuridico della Sharia, a Gaza.  Secondo lo Stato Islamico glocalista, Hamas vestfaliano avrebbe al contrario impedito in ogni modo la possibile l’islamizzazione di Gaza: “Hamas non è un partito degno di guidare Gaza, e nelle cui file i musulmani di Gaza dovrebbero combattere[89]”, ha detto Al-Ansari.

Inoltre, il portavoce dell’Isis ha sottolineato che con Israele c’è innanzitutto una guerra di religione, mentre gli obiettivi di Hamas sono “la liberazione della patria, il patriottismo e il rafforzamento del proprio potere, per questo credono che il sangue debba essere versato”. Accusando Hamas di essere il ‘guardiano dell’Iran’, Al-Ansari ha invitato i combattenti di Gaza a “combattere gli ebrei come Allah ha ordinato e per ciò che Allah ha stabilito (cioè il dominio islamico e il sistema della Sharia), e non per le istituzioni del paese (cioè il patriottismo e il dominio di Hamas): governare secondo le leggi stabilite dall’alto da Allah e non secondo leggi inventate dagli uomini”.

6) Le responsabilità di Hamas per le violenze contro gli israeliani il 7 ottobre 2023

Nel citato Rapporto Hamas ha negato le accuse di crimini di guerra, come stupri e mutilazioni intenzionali, sostenendo che i propri membri erano “desiderosi di evitare di danneggiare i civili”, e che qualsiasi attacco del genere fosse accidentale.

Hamas aveva pianificato, anni prima, stupri così orribili ed inumane e indicibili violenze per diffondere il terrore psicologico, oppure i suoi combattenti hanno trasgredito i loro ordini iniziali?

Nel suo Rapporto Hamas ha ammesso di aver “commesso degli errori”, spiegando però l’uccisione di civili innocenti con “il rapido collasso del sistema militare e di sicurezza israeliano[90], ed il caos così provocato lungo le zone di confine vicino a Gaza”.

In realtà Hamas ha la responsabilità morale, giuridica e politica di tutti gli atti di crudele violenza subiti dagli israeliani a seguito da quell’attacco, compresi quelli in cui i propri militanti non sono stati direttamente coinvolti, perché la loro decisione di abbattere la recinzione difensiva che protegge lo Stato di Israele ha facilitato l’ingresso di migliaia di altri palestinesi armati e violenti da Gaza.

7) Le proteste universitarie filo-palestinesi  negli Stati Uniti e le manipolazioni pro-Trump

Le proteste universitarie filo-palestinesi[91] negli Stati Uniti e in Europa esprimono un sentimento sincero tra molti studenti, preoccupati per i tragici eventi in corso sia a Gaza che in Cisgiordania. La stragrande maggioranza degli studenti che protestano rappresentano le nuove generazioni, futuri leader del nostro mondo, evitando inutili provocazioni o azioni violente, che potrebbero provocare un effetto boomerangcontro di loro.

 In questo contesto politicamente infiammato, tuttavia, i resoconti dei media riferiscono che diversi studenti di riconoscibile origine ebraica abbiano avuto difficoltà ad accedere ai locali delle università o ai loro dormitori, mentre alcuni manifestanti che occupavano le università non erano nemmeno studenti.

 Le due succitate interpretazioni opposte spiegano perché alcune fonti giornalistiche non separano chiaramente i movimenti di protesta legittimi dalle azioni estreme, non solo negli Stati Uniti ma anche nelle università europee coinvolte nella protesta.

 I giornalisti che seguono la visione vestfaliana sottolineano le dichiarazioni e gli slogan degli studenti per la Soluzione dei due Stati, con i popoli israeliano e palestinese che accettano reciprocamente il loro rispettivo diritto a uno Stato indipendente, confinando tra loro in modo pacifico e cooperativo.

Coloro che invece sostengono l’approccio glocalista concorrente mettono in evidenza notizie opposte[92], come danni materiali alle università occupate, slogan violenti o discriminazioni nei confronti degli studenti dissenzienti, che i politici glocalisti statunitensi cercano di manipolare per influenzare le prossime elezioni presidenziali statunitensi a favore di Trump.

Lo stesso Netanyahu il 10 maggio 2024 ha pubblicato un video che paragona le proteste universitarie filo-palestinesi alla Germania nazista degli anni ’30[93].  Il 14 maggio 2024 lo stesso Trump ha promosso la disinformazione sulle proteste del campus, sostenendo falsamente che i manifestanti venivano finanziati da donatori politici pro-Biden che non erano affiliati alle scuole[94].

Questa guerra dell’informazione potrebbe influenzare l’impatto realistico delle proteste universitarie pacifiche filo-palestinesi negli Stati Uniti e il loro potenziale effetto sulla politica strategica statunitense.

8) Interessi in gioco e differenze con la precedente guerra di Gaza nel maggio 2021

Sarebbe necessario essere sul campo per capire ciò che realmente sta avvenendo a Gaza al di fuori dell’involucro propagandistico-ideologico.  Di seguito gli interessi in gioco e la differenza con la precedente guerra di Gaza nel maggio 2021:

  1. Tempistica: per una serie di straordinarie circostanze, il Medio Oriente ha l’opportunità di un profondo cambiamento strategico, nonostante difficoltà e sfide sul cammino.
  2. Prospettiva: l’esito finale della guerra in corso influenzerà direttamente la nuova coalizione parlamentare israeliana che sostituirà Netanyahu e il suo attuale governo.
  3. Consapevolezza: il citato Barghouti era consapevole delle questioni strategiche a lungo termine in gioco, ed ha coordinato coi suoi compagni palestinesi nelle carceri israeliane gli obiettivi strategici comuni di lungo termine.
  4. Natura degli eventi: la citata cruenta operazione Alluvione Al-Aqsa di Hamas prende il nome dal conflitto sui Luoghi Santi di Gerusalemme, ma in realtà non è ispirata da motivazioni religiose, bensì territoriali laiche.
  5. Arabi israeliani: qualunque coalizione emergerà dopo la guerra di Gaza (o dalle nuove elezioni del Parlamento israeliano), conterà sul sostegno almeno indiretto degli arabi israeliani.

9) L’impatto dell’amministrazione americana vestfaliana Biden

Qualsiasi tentativo di comprendere la situazione parte da una panoramica del contesto geopolitico generale, ed in particolare dall’enorme impatto dell’amministrazione americana Biden che, alla luce del ciclo storico vestfaliano mondiale in corso, potrebbe consentire una via d’uscita strategica coerente, con nuovi leader palestinesi e israeliani.

Sul fronte israeliano migliaia di cittadini, inclusi parenti degli ostaggi e delle vittime della guerra in corso, in diverse manifestazioni sempre più affollate – dentro e fuori Israele – chiedono a gran voce le dimissioni di Netanyahu[95].

Un giorno dopo la sua schiacciante vittoria alle primarie, il capo entrante del partito laburista Yair Golan ha dichiarato: “Purtroppo il primo ministro non vuole liberare gli ostaggi perché capisce che questo porterebbe alla fine dei combattimenti e sta trascinando il Paese al disastro.  Ecco perché dobbiamo cambiare rotta[96]”.

Da parte palestinese, il 28 marzo 2024 Abu Mazen ha nominato Mohammed Mustafa[97] nuovo Primo Ministro, ma secondo tutti i sondaggi[98] degli ultimi anni la stragrande maggioranza dei residenti in Cisgiordania e Gaza, che attendono di poter esprimere democraticamente il proprio voto da oltre vent’anni, chiede in massa le dimissioni dello stesso Abu Mazen.

In questo contesto, se l’obiettivo strategico dell’attacco di Hamas del 7 ottobre era di liberare il citato Barghouti, apparentemente l’unico in grado di agire come un intermediario per raggiungere la pace e guidare i palestinesi uniti dopo la fine della guerra, ciò faciliterebbe così la soluzione vestfaliana di pace dei due Stati per i due popoli in conflitto, che molti auspicano solo a parole, come uno slogan svuotato di contenuti e modalità concrete, relegato nel dimenticatoio impolverato e confuso dell’utopia.

[1] Dalle parole del piccolo protagonista Amos nel film “Sognare è vivere” di Natalie Portman (https://www.raiplay.it/video/2020/04/sognare-e-vivere-f58ca46d-f5c8-4f2f-9009-f0a291c37412.html ) sulla vita del celebre scrittore israeliano Amos Oz (traducendo per immagini la sua autobiografia “Una storia di amore e tenebra”). Nota bibliografica: i riferimenti documentali in nota, per lo più riferiti a Wikipedia, non hanno uno scopo scientifico, ma semplicemente divulgativo, al fine di facilitare il lettore nella ricerca di ulteriori informazioni online.

[2] https://centroapice.org/2018/05/02/cervello-destro-e-cervello-sinistro-sono-una-persona-razionale-e-organizzata-o-creativa-ed-emotiva/

[3] Questo autore ha sviluppato in oltre due decenni di ricerca l’approccio metodologico innovativo suggerito in una serie di pubblicazioni, applicando l’analisi glocalista/westfaliana ad una varietà di casi di studio. Tra gli altri articoli e libri (con ampia bibliografia), si veda:.  “Tendenze geopolitiche: i BRICS statalisti sfidano l’instabilità finanziaria glocalista” (in inglese).  Rivista di Studi Politici Internazionali 2016;83.1: pp. 49-68;  “La competizione tra élites statali e glocali: il caso-studio di Gerusalemme e dei suoi Luoghi Santi”.  In: A.M.  Cossiga, S.L.  Germani (a cura di).  I fondamentalismi religiosi nel mondo contemporaneo (Roma: Eurilink) pp. 187208;  Id.  (2013).  “Gerusalemme tra status quo e conflitti identitari”.  In: C. De Martino (a cura di).  Gerusalemme, Strategie per il controllo dello spazio urbano (Roma: Castelvecchi) pp. 125-143;  Id.  (2009).  I Luoghi Santi di Gerusalemme negli accordi di pace in Medio Oriente.  Il conflitto tra identità globali e statali (in inglese,Brighton – Portland: Sussex Academic Press) pp. 198. “Nazione, religione e identità collettiva tra Europa e Mediterraneo”, in: E. Pföstl (a cura di).  La creazione di una zona di pace e stabilità attorno all’Unione Europea (Roma: Editrice Apes) pp. 301-452;  (2002). Negoziare Gerusalemme.  Precondizione per disegnare scenari basati su compromessi territoriali (in inglese, Gerusalemme: Società accademica palestinese per lo studio degli affari internazionali PASSIA) pp. 122;  “Nuove leadership palestinesi e israeliane dopo gli orrori della guerra di Gaza” (in inglese), Vision, 18 ottobre 2023: https://www.thinktank.vision/en/media-en/articles/new-palestinian-and-israeli-leaderships-necessario-dopo-gli-orrori-della-guerra-di-gaza ;  (2018) “Il dialogo euromediterraneo riparte dalle identità collettive: il ruolo innovativo della rete italiana della Fondazione Anna Lindh” (in inglese) in Hiroshi Kato, Liana Lomiento (a cura di), Il Mediterraneo come piazza. Approfondimenti giapponesi e italiani sul Grande  Mare, pp. 183-202: https://ride.mediper.eu/images/pdf/Estratto.pdf .

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Netanyahu

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Mahm%C5%ABd_Abb%C4%81s

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Trump

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Pace_di_Vestfalia

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino#La_caduta_del_Muro

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Marwan_Barghuthi

[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Yitzhak_Rabin

[11] https://www.all4palestine.org/ModelDetails.aspx?gid=7&mid=45784&lang=en

[12]https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Khalil_Beidas_1898_use_of_the_word_Palestinians_in_the_preface_to_his_translation_of_Akim_Olesnitsky%27s_A_Description_of_the_Holy_Land.png

[13]https://ru.wikisource.org/wiki/%D0%95%D0%AD%D0%91%D0%95/%D0%9E%D0%BB%D0%B5%D1%81%D0%BD%D0%B8%D1%86%D0%BA%D0%B8%D0%B9,_%D0%90%D0%BA%D0%B8%D0%BC_%D0%90%D0%BB%D0%B5%D0%BA%D1%81%D0%B5%D0%B5%D0%B2%D0%B8%D1%87

[14] https://workoutyourfaith.org/timeline/james-finn

[15] https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/029061/2011-03-17/

[16] https://it.m.wikipedia.org/wiki/James_Wells

[17] https://zacharyfoster.medium.com/the-4th-5th-and-6th-palestinians-in-modern-history-3ee7dee48602

[18] https://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_identity

[19] https://en.wikipedia.org/wiki/Falastin

[20] https://www.wikiwand.com/it/Siria_ottomana

[21]https://it.wikipedia.org/wiki/Sangiaccato_di_Gerusalemme#:~:text=Il%20sangiaccato%20di%20Gerusalemme%20%C3%A8,Gaza%2C%20Hebron%2C%20Beersheba)

[22] https://www.palquest.org/en/biography/6571/george-antonius

[23] https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_americana_di_Beirut

[24] https://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_nationalism#Late_Ottoman_context

[25]https://en.wikipedia.org/wiki/Palestine_Arab_Congress#:~:text=In%20response%20to%20Jewish%20immigrants,the%20Jerusalem%20Muslim%2DChristian%20Society.

[26] https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_Balfour_(1917)

[27] https://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Sanremo

[28] https://it.wikipedia.org/wiki/Occupazione_britannica_dell%27Egitto

[29] https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_S%C3%A8vres

[30] https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Losanna_(1923)

[31] https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_britannico_della_Palestina

[32] https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_delle_Nazioni

[33] https://ciaotest.cc.columbia.edu/journals/jilir%20/v1i1/f_0024943_20374.pdf

[34] https://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Samuel

[35]https://it.wikipedia.org/wiki/Supremo_consiglio_islamico#:~:text=Il%20Supremo%20consiglio%20islamico%2C%20SCI,sotto%20il%20controllo%20controllo%20britannico.

[36] https://it.wikipedia.org/wiki/Waqf

[37]https://it.wikipedia.org/wiki/Shari%27a#:~:text=Nell’Islam%20la%20Shari%CA%BFa%20o,e%20giuridica%20dei%20suoi%20fedeli.

[38] https://it.wikipedia.org/wiki/Amin_al-Husseini

[39] https://en.wikipedia.org/wiki/Jamal_al-Husayni

[40] https://en.wikipedia.org/wiki/Palestine_Arab_Party

[41] https://en.wikipedia.org/wiki/Emil_Ghuri

[42] https://en.wikipedia.org/wiki/Raghib_al-Nashashibi

[43] https://en.wikipedia.org/wiki/National_Defense_Party_(Mandatory_Palestine)

[44] https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_rivolta_araba

[45] https://it.wikipedia.org/wiki/Abd_al-Qadir_al-Husayni

[46] https://www.nli.org.il/en/newspapers/liwaa?

[47] https://www.nli.org.il/en/newspapers/jamiaislamia?

[48]https://it.wikipedia.org/wiki/Supremo_Comitato_Arabo#:~:text=Il%20Supremo%20Comitato%20Arabo%20(in,tutti%20gli%20Arabi%20di%20Palestina%C2%BB.

[49] https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Peel

[50] https://it.wikipedia.org/wiki/Lega_araba

[51] https://en.wikipedia.org/wiki/Palestine_Communist_Party

[52] https://it.wikipedia.org/wiki/Impero_ottomano

[53]  https://it.m.wikipedia.org/wiki/Accordo_Faysal-Weizmann

[54] https://it.wikipedia.org/wiki/Faysal_I_d%27Iraq

[55] https://it.wikipedia.org/wiki/Chaim_Weizmann

[56] https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_sionista_mondiale

[57] https://it.wikipedia.org/wiki/Israele#Lo_Stato_di_Israele

[58] https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_partizione_della_Palestina

[59] https://undocs.org/Home/Mobile?FinalSymbol=A%2F364(SUPP)&Language=E&DeviceType=Desktop&LangRequested=False

[60] https://it.wikipedia.org/wiki/Amministrazione_fiduciaria_delle_Nazioni_Unite

[61] https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_britannico_della_Palestina

[62] https://archives.ungeneva.org/the-british-mandate-for-palestine-memorandum-concerning-the-documents-which-the-mandate-section-would-like-to-get-from-the-colonial-office-in-connection-with-the-british-near-east-mandates

[63] https://it.wikipedia.org/wiki/Hamas

[64] https://it.wikipedia.org/wiki/Yahya_Sinwar

[65] https://it.wikipedia.org/wiki/Isma%27il_Haniyeh

[66] https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_disimpegno_unilaterale_israeliano

[67] https://it.wikipedia.org/wiki/Ariel_Sharon

[68] https://it.wikipedia.org/wiki/Kadima

[69] https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_intifada

[70] https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Abramo; Gennaro Migliore, “Biden’s visit to the Middle East and the Abraham Accords”, CESPI Forum: Il Mediterraneo allargato, una regione in transizione: conflitti, sfide, prospettive (The enlarged Mediterranean, a region in transition: conflicts, challenges, future perspectives), 19 Aprile 2022, https://www.cespi.it/it/eventi-attualita/dibattiti/il-mediterraneo-allargato-una-regione-transizione-conflitti-sfide/bidens

[71] https://www.kulturjam.it/costume-e-societa/ma-lo-statuto-di-hamas-prevede-realmente-la-cancellazione-di-israele/

[72] https://en.wikipedia.org/wiki/Green_Line_(Israel)

[73] https://www.palestinechronicle.com/wp-content/uploads/2024/01/PDF.pdf

[74] https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_Islamico_(organizzazione)

[75] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/01/04/iran-lisis-rivendica-lattentato-a-kerman_c1ed083d-9270-41f8-b8da-99239b8deeb7.html

[76]https://it.wikipedia.org/wiki/Attacco_aereo_dell%27aeroporto_di_Baghdad_del_2020#:~:text=in%20Medio%20Oriente.-,L’attacco%20aereo,distrussero%20completamente%20le%20due%20auto.

[77] https://it.wikipedia.org/wiki/Qasem_Soleimani

[78] https://it.wikipedia.org/wiki/Ruhollah_Khomeyni

[79] https://it.wikipedia.org/wiki/Ebrahim_Raisi

[80] https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/05/20/iran-morte-raisi-incidente-elicottero

[81] https://it.wikipedia.org/wiki/Hassan_Rouhani

[82] https://it.wikipedia.org/wiki/Accordo_sul_nucleare_iraniano

[83] https://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama

[84] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-fuori-dallaccordo-sul-nucleare-iraniano-cosa-cambia-litalia-20597

[85] https://it.wikipedia.org/wiki/Xi_Jinping

[86] https://iari.site/2023/09/27/laccordo-iran-arabia-saudita-rappresenta-una-nuova-era-per-il-medio-oriente/

[87] https://www.trt.net.tr/italiano/mondo/2024/01/02/iran-ufficialmente-membro-del-gruppo-dei-paesi-brics-2083322; Presentazione libro “Il Coordinamento BRICS, 7 dicembr  2023, https://www.youtube.com/live/NygQ-4RwtRU?si=t4e_jJfFKwmGrJrY.

[88] https://en.wikipedia.org/wiki/Abu_Hudhayfah_Al-Ansari

[89] AGC News staff, “STATO ISLAMICO. A Gaza non si combatte secondo le leggi di Allah. Abbas è il ‘guardiano degli Stati Uniti’ e Hamas il ‘guardiano dell’Iran’. Attaccate gli ebrei ovunque essi siano”, AGC News, January 4, 2024: https://www.agcnews.eu/stato-islamico-a-gaza-non-si-combatte-secondo-le-leggi-diallah-abbas-e-il-guardiano-degli-stati-uniti-e-hamas-il-guardiano-delliran-attaccate-gli-ebrei/; https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/islamic-states-response-october-7; Enrico Molinaro, Brief n. 1/marzo 2024, “The Westphalian Hamas (and Iranian) strategy behind its 10/7 attacks”, CESPI, https://www.cespi.it/sites/default/files/osservatori/allegati/brief_01_the_new_westphalian_strategy_of_hamas_-_molinaro.pdf

[90] https://www.aljazeera.com/news/2024/1/21/hamas-says-october-7-attack-was-a-necessary-step-admits-to-some-faults

[91] https://en.wikipedia.org/wiki/2024_pro-Palestinian_protests_on_university_campuses

[92] https://www.fox29.com/news/upenn-protest-police-gather-outside-pro-palestine-encampment-on-upenn-campus ; https://www.haaretz.com/us-news/2024-05-13/ty-article/.premium/trump-ramps-up-campus-protests-over-israel-as-a-key-campaign-issue-against-biden/0000018f-71b4-d7ad-abdf-f5befa1a0000 ; https://www.ilfoglio.it/scuola/2024/05/27/news/gli-studenti-di-milano-dicono-basta-alle-occupazioni-pro-palestina-odio-verso-gli-universitari-ebrei–6583243/

[93] https://www.laregione.ch/estero/estero/1750999/studenti-columbia-campus-camera-universita-netanyahu

[94] https://www.politico.com/news/2024/05/05/pro-palestinian-protests-columbia-university-funding-donors-00156135

[95] https://it.euronews.com/2024/05/12/proteste-a-tel-aviv-contro-netanyahu-arrestate-tre-persone

[96] https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/israel-should-have-ended-the-war-4-5-months-ago-says-new-labor-party-head/

[97] https://it.wikipedia.org/wiki/Mohammad_Mustafa_(politico)

[98] https://ilmanifesto.it/sondaggio-nella-striscia-hamas-non-ci-piace-piu

__________

Enrico Molinaro, dopo la laurea in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza, ha conseguito il dottorato di ricerca in diritto internazionale presso il Dipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Presso questa Università  ha collaborato dal 1994 al 2004) come ricercatore per l’Istituto Truman.
Dal 2006 ha organizzato quindici seminari interreligiosi, i cui partecipanti israeliani e palestinesi hanno lanciato l’idea di un Centro per i Luoghi Santi di Gerusalemme (JHPC).
Come Presidente dell’associazione Prospettive Mediterranee (dal 2000) e come Segretario Generale della Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo (RIDE, Capofila della “Fondazione Anna Lindh” in Italia, dal 2017) ha lanciato l’iniziativa annuale inter-istituzionale Euro-Med “Medi-Jer” (nel 2024 alla VI edizione), allo scopo di promuovere cooperazione e sostenibilità nel Mediterraneo.
E’ utore di diverse pubblicazioni scientifiche multidisciplinari in diverse lingue.
Mattia Melara, dottore Magistrale in “Global and Local Studies” presso l’Università di Trento, attualmente collabora con la RIDE nella realizzazione e contribuzione ad articoli in lingua italiana e inglese, fornendo inoltre un supporto all’ideazione e alla stesura dei progetti dell’Ente.
Ha approfondito il proprio interesse sulla progettazione sociale per comunità sostenibili, lo sviluppo equo e solidale, i temi energetici e la sicurezza alimentare. Nel proprio corso di laurea triennale in Studi Internazionali (sempre presso l’Università di Trento), ha maturato un interesse verso la politica e le relazioni internazionali, i fenomeni sociopolitici e le politiche europee.

 

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