Eventi

Webinar di Roberto Esposito, “Paura di massa” – Venerdì 14 gennaio 2022, ore 18,00

Il titolo del mio intervento è ‘Paura di massa’, adoperando il genitivo in senso soggettivo ed oggettivo: la paura che le masse hanno e la paura che le masse fanno.  L’intera storia moderna è leggibile lungo il filo della paura, nello scambio tra una paura e l’altra, o anche tra soggetto e oggetto della paura.  Avere paura o fare paura sembrano a lungo le uniche possibilità di mantenere l’ordine sociale.  Freud è attento a non schiacciare il proprio discorso su nessuno dei due fronti contrapposti – né sulla teoria apocalittica delle masse costruita dal filone conservatore che da Taine arriva a Le Bon e a Sighele, fino a Tarde, né su quella, apologetica, attivata della sinistra rivoluzionaria fino al primo ventennio del Novecento.  Contro l’idea che la massa sia il vestibolo dell’inferno, ma anche contro la speranza che conduca al Paradiso, sulle ali della rivoluzione, Freud ne mette a fuoco il carattere ambivalente e contraddittorio – allo stesso tempo energetico e distruttivo, innovativo e regressivo.  Già qui alla domanda se tra masse e fascismo ci sia un rapporto necessario, si sarebbe tentati di dare una risposta affermativa.  Se la forma-massa richiede un capo in cui identificarsi, significa che, a prescindere delle sue intenzioni, ha un’anima fascista.  Ma, come accade sempre per Freud, bisogna pensarci due volte prima di tirare delle conclusioni.  Intanto, per ovvi motivi, Freud non può ragionare in termini di fascismo.  In secondo luogo, rispetto alla vecchia psicologia delle folle, Freud immette nel suo testo un secondo elemento di novità.  La costituzione della massa risponde al principio della libido.  Da qui una serie di contraddizioni del testo, che però ne fanno anche la forza ancora non consumata.

Roberto Esposito

 

Di seguito i link:

 

EVENT:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-massenpsychologie-ultimo-appuntamento-243036698307

IPRS:

https://www.iprs.it/evento/soggetto-e-masse-ultimo-appuntamento/

MASSEN:

https://www.massenpsychologie.com/2021/02/09/soggetto-e-masse/

 

11/01/2022

 

Paris, 22-24 janvier 2022 / Paris, 22-24 January 2022

 https://www.philosophy-world-democracy.org/events

 

Horaires / Schedule

Samedi / Saturday
22 janvier / 22 January
Centre Pompidou, Place Georges-Pompidou, 75004 Paris,
dans le cadre du Festival Hors Pistes : “L’âge des images”

11h30     : Jérôme Lèbre, Part’âges
11h45    : Divya Dwivedi, Le commencement de Jean-Luc Nancy
12h00    : Shaj Mohan, Deconstruction and Anastasis
12h15    : Danielle Cohen-Levinas, Être partout où est la vie. Mourir infiniment
12h30     : Discussion
12h45     : Pause
13h30     : Jean-Christophe Bailly, La surprise recommencée du sens
13h45     : Clemens-Carl Härle, L’immémorial. Nancy et le portrait
14h00    : Avital Ronell, Addiction – Adoration
14h15      : Discussion
14h30     : Pause
14h45     : Simone Fluhr, L’homme, ce vieil animal malade (film)
16h15      : Pause
16h30     : André Bernold, Hélène Nancy, Avec Sans Avec (montage de textes avec Augustin Nancy et la participation exceptionnelle de Dominique Reymond)
17h30     : Pause
17h40     : Rodolphe Burger et Pierre Alferi, Meaningless (performance musicale)

 

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Dimanche / Sunday
23 janvier / 23 January
Amphithéâtre Evariste Galois, ENS, 45 rue d’Ulm, Paris

10h    : Claire Denis, Vers Nancy (film)
10h15  : François Warin, Jean-Luc Nancy, La grande santé (texte lu par Hélène Nancy)
10h30    : Première session
Marcia Cavalcante Schuback, Exister : transitivement
Maël Montévil, Biologie et étrangeté du corps
Philippe Choulet, Inclus Spinoza en toi (discours de réception de Spinoza pour Jean-Luc Nancy à l’Académie des Philosophes)
Discussion
11h30    : Pause
11h45    : Deuxième session
Sergio Benvenuto, Parler à Jean-Luc Nancy
Etienne Balibar, Quelle « sortie » de la religion (par la religion) ?
Discussion
12h45    : Pause – Repas
14h    : Phillip Warnell, Outlandish : étranges corps étrangers (film)
14h30    : Troisième session
Daniela Calabro, La peau du monde – finitude et existence
Pierre-Philippe Jandin, La lumière crépusculaire
Gérard Bensussan, L’expérience de la liberté
Discussion
15h30    : Pause
15h45    : Suzanne Doppelt, Still Life (texte et images)
16h    : Quatrième session
Benedetta Todaro, Être borderline : lorsque le trauma n’a pas fait trame
Laurence Joseph, L’appel de l’intime
Jacob Rogozinski, Face à l’im-monde.
Discussion
17h     : Pause
17h15 : Philippe Poirier, L’expérience intérieure (film)

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Lundi / Monday
24 janvier / 24 January
En ligne / Online – Zoom

10h     : Première session
Osamu Nishitani, matin, La vie philosophique de Jean-Luc Nancy au-delà de la métaphysique occidentale
Ryosuke Kakinami (Japan), Re-commencement, reprise — de la pensée
Takashi Ichikawa (Japan), La foi et la démocratie
Marguerite la Caze, (Queensland, Australia)  Jean-Luc Nancy and D’ailleurs, Derrida
Discussion
11h15   : Pause
11h30   : Deuxième session
Federico Ferrari, Les idolâtres
Tomas Maia (Portugal): Incroyable présence
Boyan Manchev (Bulgarie), L’insurrection de la pensée, Jean-Luc Nancy
Satoshi Ukai, Trois questions que j’ai posées un jour à Jean-Luc Nancy
Discussion
12h45 : Pause
13h30 : Troisième session
Benoît Goetz (France), Un maître particulièrement amical
David Zerbib (EU), Jean-Luc Nancy et la déclosion de l’Esthétique
Safaa Fathy (France), Noli me tangere – L’expérience de la liberté
Discussion
14h30 : Pause
14h45 : Quatrième session
Mathilde Girard (France) TBA
Zeynep Direk (Turkey) Jean-Luc Nancy and the End of Philosophy
Camille Fallen (France), Jean-Luc Nancy, Porté(e)s de la pensée
Discussion
15h45 : Pause
16h45 : Cinquième session
Alexander García Düttmann (Germany) et Juan Manuel Garrido (Chili), “De quel côté ça tombe” ; leçon de Jean-Luc Nancy
Aïcha Liviana Messina (Chili), La maladie du monde
Discussion
17h45 : Pause
18h     : Sixième session
Maria de Rosario Acosta (Colombia), The unstoppable murmur of being together
Andrea Potesta (Chili),  Une voix dans le desert
Frédéric Neyrat (US), La nécessité d’infinir : le “Que faire ?” de Jean-Luc Nancy
Discussion

 

 

Nato a Parigi l’8 giugno 1929, Daniel Widlöcher, di famiglia cattolica di origine alsaziana, è morto il 14 dicembre, all’età di 92 anni, a Parigi.

Si volse molto presto alla medicina e alla psichiatria. Eccellente clinico, ha avuto una carriera folgorante negli ospedali universitari, in particolare come professore presso l’ospedale universitario Pitié-Salpêtrière tra il 1972 e il 1995. E, allo stesso modo, nel campo della psicoanalisi, come membro dell’Associazione Psicoanalitica di Francia (APF), poi come segretario e presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale (IPA), nel 1973 e tra il 2001 e il 2005.

 

Autore di numerosi libri – Les Logiques de la depression (Fayard, 1983),  Nouvelles cartes de la psychanalyse (ed. Odile Jacob, 1996) – è stato allo stesso tempo un freudiano ortodosso, vicino ad Anna Freud, un socialdemocratico impegnato e un notevole organizzatore della salute mentale, ansioso di stabilire un dialogo, non solo con i rappresentanti delle varie psicoterapie, ma anche con specialisti in malattie cerebrali.
Nel 1953, dopo essere stato allievo di Jenny Aubry [madre di E. Roudinesco], entrò in analisi con Jacques Lacan, di cui ammirava la cultura e l’intelligenza. Ma, trovandosi a disagio con le stravaganze del personaggio, seguì i suoi amici Jean Laplanche e Wladimir Granoff al momento della scissione del 1963, che portò un anno dopo alla creazione dell’APF.

In tutto il mondo

Nel luglio 1973, al 28° Congresso dell’IPA tenutosi a Parigi, scoprì le tensioni tra psicoanalisti europei e nordamericani. Magnifico rinnovatore della scuola tedesca, Alexander Mitscherlich propose la sua candidatura alla presidenza, dalla quale fu escluso: nessuno in quel momento voleva eleggere un tedesco a capo dell’impero fondato da Freud, come se fosse necessario far pagare a questo antinazista della prima ora la politica di collaborazione col nazismo guidata dall’IPA tra il 1935 e il 1945. Fu solo nel 1985 che un congresso psicanalitico si tenne sul suolo tedesco.

Fu quindi Serge Lebovici ad essere eletto, diventando così il primo presidente francese dell’IPA. Lebovici immediatamente nominò Widlöcher segretario generale, il quale venne poi introdotto alla politica internazionale del movimento, combinando le sue funzioni ospedaliere parigine e il suo nuovo ruolo di leader, che lo ha costretto a viaggiare per il mondo.

 

Nel luglio 1974 fu confrontato con un caso grave, quando Leáo Cabernite, presidente della Società Psicoanalitica di Rio de Janeiro, fu accusato di aver consapevolmente protetto un torturatore che lui aveva in training. Il caso avrà un impatto globale. Nel 2010, Widlöcher riconobbe la mancanza di vigilanza della gestione dell’IPA: “Devo dire che, nonostante i miei sforzi, Serge e io non siamo mai stati in grado di scrollarci di dosso l’accusa di aver mancato di rettitudine in questa materia”. (Come si diventa psicoanalisti e come si rimane tali, ed. Odile Jacob, 2010).

Molto eclettico

Ebbe l’incarico di organizzare molteplici incontri scientifici riguardanti la genesi della depressione. Widlöcher ebbe l’incarico da parte di François Mitterrand nella primavera del 1986 di studiare, in collaborazione con la Germania, i progressi del lavoro dedicato all’esplorazione del cervello. Al suo ritorno, il presidente lo interrogò: “Sono stato in grado di spiegargli che era l’individuazione e il riconoscimento di disturbi che erano progrediti in qualità, ma che non c’era nulla che suggerisse un aumento dei casi di depressione”. (Ibid., p. 186).

Nel settembre 2001, Widlöcher fece votare il comitato esecutivo dell’IPA su una dichiarazione di non discriminazione contro gli psicoanalisti omosessuali. Con questo gesto tardivo, riconosce la validità di una lotta condotta per un quarto di secolo dagli analisti americani. Era ora!

Nonostante la rottura con Lacan, Widlöcher, sempre molto eclettico, non cesserà mai di mantenere legami con i vari gruppi lacaniani, non per annetterli all’IPA, ma piuttosto perché si era reso conto, viaggiando per il mondo, della necessità di un’unione di tutte le obbedienze psicoanalitiche di fronte agli attacchi degli antifreudiani radicali.

Tollerante, cortese e prudente in ogni circostanza: questo era il credo di questo clinico, da sempre attaccato alla causa di un approccio multiplo alle malattie dell’anima.

Elisabeth Roudinesco

Daniel Widlöcher, alcune date:

-       8 giugno 1929 Nascita a Parigi1972-1995

 

-          Professore di psichiatria all’Ospedale Universitario Pitié-Salpêtrière di Parigi

-          2001-2005 Presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale

-          2010 Pubblica “Come si diventa psicoanalista e come si rimane tali”

-          14 dicembre 2021 Morte a Parigi

 

Articolo apparso su “il manifesto”, 07/12/2021

 

 

Il rapporto annuale del CENSIS ha suonato l’allarme. Una parte “statisticamente significativa” della popolazione italiana è in preda all’irrazionale. Il rapporto risente di un limite: la raccolta dei dati è orientata secondo parametri molto semplici, buoni per formarsi un’idea sufficientemente definita di ciò che sul piano psichico stia accadendo tra di noi, ma inadeguati a coglierne la complessità. La prospettiva finale è, al tempo stesso, chiara e approssimativa. Sarebbe meglio osare un approccio conoscitivo in grado di inquadrare più rigorosamente il campo dell’indagine e interpretare meglio i dati raccolti.

Il fatto che per il 5,9% degli italiani il Covid non esista e per il 10,9% il vaccino sia inutile, non è così sorprendente. Lo è di più il fatto che per un terzo di noi italiani il vaccino è un farmaco sperimentale di cui siamo le cavie. Le reazioni di diniego nei confronti di un pericolo infettivo imprevedibile e/o lo spostamento della minaccia a un oggetto concreto che si può evitare, sono da sempre presenti. L’ampia diffusione dell’idea di essere degli oggetti di sperimentazione è ben più preoccupante perché mostra una caduta forte della fiducia nelle istituzioni. E se questa idea non è vera per i vaccini, siamo così sicuri che non lo è per tante altre cose (da cui una classe politica indebolita nel suo potere non riesce a proteggerci adeguatamente)?

Bisogna fermarci e riflettere, perché la sfiducia nelle istituzioni non è di per sé razionale o irrazionale. Essa esprime un’alterazione nel rapporto tra noi e i nostri rappresentanti e l’unica via ragionevole per uscire dall’impasse è cercarne di comprenderne i motivi piuttosto che bollare i cittadini come irrazionali. E’ importante ricordare che la “razionalità” collettiva va e viene e mantenerla in vita richiede alcune condizioni non semplici da garantire.

In primo luogo converrebbe riconoscere che i principi sui cui di fatto si fonda la nostra società, la logica del profitto sregolato (il bel regalo che ci hanno fatto la deregulation e il liberismo) e l’ineguaglianza spaventosa degli scambi (la globalizzazione dell’arbitrio), non sono esattamente un modo equilibrato di gestire la vita comune. Sono il derivato di un pensiero sordomuto e cieco, ma ahimè troppo eloquente come schema mentale preformante. L’incapacità di uscire dalla catastrofe ambientale sempre più incombente, di fronte alla quale la leadership politica mondiale si mostra divisa e senza una prospettiva vera, mostra che non sia la ragione a guidare le nostre sorti. L’accumulazione di fortune immense senza alcuna corrispondenza con il godimento della vita è degna di persone adulte? Perché in un modo psicotico nella sua impostazione dovremmo restare “razionali”? E’ già un miracolo che non siamo impazziti.

In secondo luogo non dobbiamo confondere l’irrazionalità con l’ignoranza. Il fatto che il 5,8% degli italiani pensa che la terra sia piatta è un po’ più grave del fatto che il 10% pensa che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna. Ma in entrambi i casi si tratta di ignoranza non di “negazionismo storico-scientifico”. Ignoranza da sempre presente tra di noi (nel campo della sessualità è molto più diffusa) che esprime una certa indifferenza psichica nei confronti della realtà, una paura di conoscerla che riguarda gli oggetti più impensati. Sono aspetti inerziali della rappresentazione del mondo che non emergono se non sotto una pressione emotiva forte.

Vale la pena di distinguere tra “razionalità” e “ragionevolezza”. Molte delle aberrazioni etiche della storia umana sono state condotte in modo assolutamente logico, razionale (alcune delle “conquiste” della medicina vengono dai campi di concentramento nazisti). La ragionevolezza è fatta di pensiero e di sentimenti. Bisogna essere vivi sul piano dei desideri e delle emozioni (pure se siamo travagliati) per potere pensare la cosa giusta che ha a che fare non con una ragione suprema, ma con il rispetto della vita realmente vissuta.

Cerchiamo di essere ragionevoli perché possiamo ospitare idee pazze (molto più pericolose dell’immaginare la terra piatta) dentro di noi anche se siamo geniali. Soprattutto non dimentichiamo che, il più delle volte, le idee irragionevoli sono promosse razionalmente, per motivi diversi ma convergenti, dai tanti che sfruttano le paure diffuse nel nostro modo precario per portarlo dove pensano sia conveniente. La convenienza personale: la cosa più irragionevole di questo mondo.

 

09/12/2021

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Caro European Journal,

francamente sono rimasta un po’ stupita dal fatto che una rivista come la vostra, il cui livello è talmente sofisticato, abbia dato spazio a un articolo come quello apparso su “il manifesto” a firma di Sarantis Thanopoulos. Esso ripete tutte le banalità tipiche dell’attuale political correctness, che attribuisce tutti i mali a ciò che Sorrentino nel suo film chiamava Loro, non meglio identificati Loro, che prendono di volta in volta le figure malefiche del capitalismo, del neoliberalismo, della classe politica, dell’imperialismo americano…

Mentre da una parte l’autore critica i tanti che credono in cose false non solo riguardo ai vaccini, ma riguardo tante altre cose (dalla terra piatta fino alla negazione dello sbarco sulla luna nel 1969), allo stesso tempo, in una sorta di ambivalenza oscillante, tende a giustificarli perché viviamo in una società dominata da una sorta di menzogna. E’ la solita spiegazione: “la gente pensa male, ma la colpa è sempre del Potere (economico, politico… anche psicoanalitico?) che fa le cose male e spinge la gente a credere in cose false”. Anche quando nella peste del XVII° secolo si era convinti che la colpa fosse degli untori, era un effetto del potere politico ed economico dell’epoca?

Scrive l’autore:

 

In primo luogo converrebbe riconoscere che i principi sui cui di fatto si fonda la nostra società, la logica del profitto sregolato (il bel regalo che ci hanno fatto la deregulation e il liberismo) e l’ineguaglianza spaventosa degli scambi (la globalizzazione dell’arbitrio), non sono esattamente un modo equilibrato di gestire la vita comune.

 

Il dare tutte le colpe al liberismo (che di fatto è stato abbandonato dopo la crisi del 2008 e tanto più dopo la pandemia dal 2020 in poi) e alle disuguaglianze economiche è ormai parte di un cliché generalizzato di un certo pensiero di sinistra. Questi intellettuali non si sono accorti che da almeno un decennio siamo entrati in una fase keynesiana. Si può parlare di qualsiasi cosa – di cinema, economia, moda, arte, tecnologia… – alla fine si finisce sempre con il solito refrain: tutta la colpa è del neo-liberalismo, del capitalismo di oggi e delle ineguaglianze economiche. E’ un timbro che potrebbe essere appiccicato all’inizio di qualsiasi intervento oggi in certi ambienti intellettuali, anzi, potrebbe anche fare a meno dell’intervento e leggere il timbro. La formula è sempre pronta. E fa eco proprio a quel pensiero persecutorio che Thanopoulos e altri vorrebbero criticare: per i No-Vax e terrapiattisti l’origine di tutti i mali sono le istituzioni (ovvero, in realtà, chi detiene il potere scientifico-culturale), per chi legge “il manifesto” l’origine di tutti i mali è il neo-liberalismo e il capitalismo. Sembrano ignorare il fatto che “la società capitalista” di oggi non è solo la logica del profitto, ma anche il welfare state, i diritti civili, l’eguaglianza di fatto tra uomini e donne, la fine della cultura patriarcale, i redditi di cittadinanza, ecc. ecc. Questa orribile società in cui viviamo (secondo i lettori di Thanopoulos) non è solo l’effetto di Loro, ma anche dei valori e dei principi che nel corso degli ultimi secoli la sinistra ha in qualche modo fatto valere. E’ la denuncia tipica dell’”anima bella”, come dice Lacan.

Lascia interdetti anche il fatto che secondo l’autore il terrapiattismo sarebbe l’effetto di ignoranza! Ovvero, si suppone, di una mancata istruzione scolastica. Ma ci si insegna che la terra è sferica sin dalla primissima infanzia, ancora prima di andare a scuola! Si vedono tanti mappamondi, sigle di telegiornali, tuttoci dice che la terra non è piatta! Se il 5,3% degli italiani pensa altrimenti, è per una sorta di protestacontro il sapere, per una sfiducia nei confronti di chiunque detenga l’autorità di chi sa, siano essi scienziati, intellettuali, “persone perbene”, psicoanalisti. Pensare che la terra sia piatta, o cose simili, è il rigetto rabbioso di ciò che appare il Potere, in questo caso potere cognitivo. Non è cosa così diversa (anche se certo meno cruenta) dal fatto che un sedicente mussulmano ammazzi gente a caso per la strada: è per colpire chi, secondo lui, è up. Lacan ha parlato delle tre passioni, di cui la terza (con l’amore e l’odio) è l’ignoranza. L’ignoranza è passionale, non è effetto di una carenza di istruzione. Ed è stupefacente che non sappia questo un analista.

 

Mi scuso dello sfogo. Ma che degli psicoanalisti confrontati alla complessità dell’umano, ripetano i soliti slogan della nuova conformità politica, mi lascia molto perplessa.

 

Lettera firmata

 

domenica 12/12/2021

 

 

Convegno SIPsA 2021 – “Prendersi cura delle parole. In gioco nello Psicodramma Analitico”

Home 9 Convegno SIPsA 2021 – “Prendersi cura delle parole. In gioco nello Psicodramma Analitico”
DESCRIZIONE

Il convegno è stato ispirato dal tema del “prendersi cura delle parole”, che verrà declinato nella cornice epistemologia della psicoanalisi in connessione alla pratica dello psicodramma analitico nella clinica e nella formazione. Il contributo di esperti in ambiti disciplinari contigui alla psicoanalisi amplierà la conoscenze in un’ottica multidisciplinare.
Saranno trattati il tema della diagnosi e della sua nominazione nella relazione di cura, la questione della traduzione in letteratura come metafora dell’interpretazione psicoanalitica e come strumento utilizzato nel processo di cura. Inoltre, verranno considerati i giochi di parole dal punto di vista della semeiotica correlandoli al “motto di spirito” freudiano e ai significanti utilizzati nel discorso di seduta nello psicodramma analitico.
Saranno presentati, poi, i capisaldi teorici del dispositivo psicodrammatico con particolare riferimento alla trasmissione delle diverse pratiche all’interno dei centri didattici della Associazione SIPsA.
Ci sarà, infine, una parte esperenziale, con un gruppo dimostrativo in acquario, in cui un animatore e un osservatore condurranno una seduta di psicodramma.
Nello spazio conclusivo di sintesi della giornata, verranno messe in connessione la teoria e la pratica, tenendo conto anche delle domande e dei contributi dei partecipanti.
Obiettivo del Convegno è far conoscere la pratica dello psicodramma analitico e stimolare una riflessione approfondita sull’uso della parola come strumento di cura.

BIBLIOGRAFIA

A.A.V.V., Prendersi cura delle parole, Aut-Aut, n.388, (a cura di P.A. Rovatti) Il Saggiatore, Milano 2020.
Bartezzaghi, S., Parole in gioco. Per una semiotica del gioco linguistico, Bompiani, 2017.
Benvenuto, S., Leggere Freud. Dall’isteria alla fine dell’analisi, Orthotes, 2017.
Botella C. e Botella S., La raffigurabilità psichica, Borla, Roma, 2005.
Buttarelli, A., Empatia, in aut aut, n. 388, 2021.
Coltart N., Pensare l’impensabile e altre esplorazioni psicoanalitiche, Cortina, Milano, 1996.
Fedida P., Aprire la parola, Borla, 2012.
Freud, S., Opere, Boringhieri.
Gaudè, S., Sulla rappresentazione, Narrazione e gioco nello Psicodramma, Alpes, Roma, 2015.
Fusini, N., Il potere o la vita, Il Mulino, 2021.
Kaes R., L’estensione della psicoanalisi, Franco Angeli, 2016.
Lemoine P., Lemoine G., Lo Psicodramma, Feltrinelli, Milano, 1973.
Lacan J., Ecrits, Edition du Seuil, 1996, Paris.
Pani R., Carnevali C. (a cura di) Al lavoro con lo psicodramma analitico. Dalla pratica del gioco alla formazione ed educazione nel gruppo, Clueb, Bologna, 2010.

 

RELATORI OSPITI:

Sergio Benvenuto

Nadia Fusini

Stefano Bartezzaghi

 

COMITATO SCIENTIFICO

Paola Cecchetti, Fabiola Fortuna, Antonia Guarini, Stefania Picinotti, Massimo Pietrasanta, Carmen Tagliaferri

COMITATO ORGANIZZATIVO

Stefania Artioli, Daniela Lo Tenero, Stefania Picinotti

PROGRAMMA

09.00 – 09.30 “Apertura”, Presidente SIPsA, Paola Cecchetti Chair Carmen Tagliaferri
09.30 – 10.00 “Il feticismo della diagnosi. Dar nome al proprio male”, Sergio Benvenuto
10.00 – 10.30 “Noi altri”, Nadia Fusini
10.30 – 10.45 Pausa
10.45 – 11.15 “Le parole pazienti e le nostre cure”, Stefano Bartezzaghi
11.15 – 12.30 Dialogo con i Relatori
12.30 – 14.00 Pausa
14.00 – 14.30 “La parola in gioco nei Centri Didattici”, Antonia Guarini
14.30 – 16.00 Gruppo esperenziale di psicodramma analitico
16.00 – 17.00 “Conclusioni”, Massimo Pietrasanta

 

 

 

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5 novembre, 18,00 – 20,00

Webinar 2021 su “Psicologia delle masse e analisi dell’io” di Freud:   www.massenpsychologie.com

 

Rocco Ronchi

Sulla genesi “poetica” del fascismo. Freud, Sorel, Bergson

 

Alle origini del fascismo europeo c’è il pensiero soreliano, fortemente influenzato dalla metafisica bergsoniana. Sorel opera una compiuta tecnicizzazione del mito, utilizzandolo a fini rivoluzionari. Differente è l’opzione bergsoniana nelle Due Fonti della morale e della religione nelle quali ad essere messa in questione è proprio la potenza politica del mito rivendicata dal suo antico ammiratore Sorel. Sulla natura poetica e tecnica del mito nella modernità si concentra Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’io, rovesciando l’assunto tradizionale, che ne faceva una espressione della psicologia collettiva (gregarismo, mimetismo, fuga dalla libertà),  per sottolinearne invece la dimensione individuale, critica ed estetica. La tecnicizzaione fascista del mito risulta allora essere il prodotto di una lucida e consapevole volontà di illusione che troverà nel giovane Mussolini uno dei suoi maggiori interpreti.

 

Speaker: Rocco Ronchi (filosofo, Università de L’Aquila)
Discussants: Alessandra Campo, Fabrizio Palombi
Moderator: Pietro Pascarelli (Istituto Elvio Fachinelli)

 

- “A single man” di Tom Ford: una recensione…

http://www.psychiatryonline.it/node/9305

 

- L’albero della conoscenza e l’albero della vita. Pensieri sulla religione e sulla psicoanalisi

http://www.psychiatryonline.it/node/9304

 

Cristiana Cimino (membro IPA) e Donatella Lisciotto, membro SPI, Segretario Scientifico del Centro Psicoanalitico dello Stretto “Francesco Siracusano”; fondatrice del Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala-Messina, http://www.labpsicvicolocicala.it

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Riconosciuta come Rivista Scientifica dall'ANVUR, sezione 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche)