Eventi

 

presentazione-vita-morte-stretto

http://www.leparoleelecose.it/?p=41320

 

14 aprile 2021

 

10 Aprile 2021, ore 10,00

esculapio-presentazione-ballata

 

 

wittgenstein-austrian-culture

http://www.leparoleelecose.it/?p=41052

 

“La poca saggezza della filosofia”, Le Parole e le Cose, 15-III-2021,

 

www.massenpsychologie.com

 

Niente Leader/Niente Masse: Virtualità e vita di gruppo contemporanea all’ombra di Freud

Fernando Castrillón

Abstract:

Cent’anni fa, Freud ha tracciato un quadro del potere, della coesione di gruppo, dell’identificazione, e una forma del legame soggettivo/sociale.  Un secolo dopo, il capitalismo della merce digitale e l’ipermodernità sono serviti a scalzare la posizione e la proprietà sia del leader che delle masse, attraverso una virtualità ubiqua che richiede la riformulazione delle iniziali idee di Freud su questo tema.  Verso la fine, esaminerò la natura “virtuale” del “leader” contemporaneo, un complesso socio-mediatico esemplificata al meglio dalla figura di Trump, continuamente fatta risorgere dai fanatici del Q-Anon.  Analogamente, analizzerò le “masse” o i conglomerati disparati portati assieme dall’insistente “sollevare il velo” da parte del leader virtuale,  un’articolazione perversa nel governare l’endemia al momento attuale.  Concluderò con alcune considerazioni che riguardano quel che i prossimi cento anni possono avere in serbo per noi.

 

 

Da una comunità di cittadini a una rete di utenti: Vita di gruppo nel Ventunesimo secolo

Benjamin Fong

 

Abstract

In Come finirà il capitalismo?, li sociologo Wolfgang Streeck afferma che nel periodo neoliberista le “comunità di cittadini” sono state rimpiazzate da “reti di utenti”, il che implica che il neoliberismo ha rimodellato il significato sia di gruppo che di individuo.  Nella mia relazione, cerco di rielaborare quest’osservazione in rapporto a Psicologia delle masse e analisi dell’Io di Freud.  La prima parte della relazione riguarderà il declino massivo della vita associata nel mondo capitalista occidentale che ha inizio nel periodo neoliberale.  Ciò coinvolge la sconfitta delle strutture tradizionali dei partiti, l’indebolimento dei sindacati e delle associazioni, l’ascesa rapidissima delle ONG, e più recentemente la proliferazione dei social nello spazio digitale.  L’insieme di questi cambiamenti corrisponde a un capovolgimento storico della vita di gruppo.  La seconda parte della relazione riguarderà poi una storia simile rispetto all’individuo.  Nel lavoro di Theodor Adorno e di altri membri della Scuola di Francoforte, si parla di un “nuovo tipo antropologico” che ha sostituito il precedente soggetto freudiano.  Questo nuovo tipo è più incline ad accettare acriticamente i piaceri dell’industria culturale, e meno soggetto a una morale repressiva.  Nella seconda sezione del discorso, userò questa teoria come punto di partenza per comprendere psicoanaliticamente la natura dell’individuo neoliberale.   Nella sezione finale, tenterò poi di mettere queste considerazioni alla prova del saggio di Freud sulla psicologia delle masse.  Ritengo che la vita di gruppo nel nostro tempo sia meglio intesa come qualcosa che ruota intorno a parti temporanee degli oggetti, e perciò come qualcosa di propriamente psicotico, piuttosto che come un’identficazione reciproca degli individui tramite la collocazione di un oggetto intero al posto dell’Ideale dell’Io.

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18/03/2021

 

 

A proposito della trasmissione televisiva di Yann Barthès Quotidien, 10 marzo 2021, in Francia

 

 

In questa trasmissione [a cui ho partecipato], ho sottolineato qualcosa di assai preciso. Per quanto concerne le “transizioni” di bambini prepuberi (di 8 anni e a volte anche meno), c’è una “epidemia” (una moda) nel senso in cui c’è stata  tra le donne una “epidemia” planetaria di personalità multiple alla fine del XX° secolo. Non è una “malattia” ma un fenomeno ben noto di identificazione collettiva.

Poi c’è stata un’analoga “epidemia” di bambini cosiddetti “iperattivi” ai quali è stato somministrato per anni il ritalin (pericolose anfetamine), che ha avuto effetti devastanti: al punto che negli Stati Uniti si è finito col rinunciare a questo tipo di trattamenti su richiesta delle famiglie e dei bambini che non lo sopportavano più.

C’è stata poi una “epidemia” di autismo: il numero di casi è aumentato considerevolmente tra il 1999 e il 2007, a causa di un cambiamento dei criteri diagnostici. Di conseguenza, molte persone si sono dichiarate autistiche sui social network, con grande convinzione, mentre non lo erano: basta guardare tutte queste “confessioni” su internet per rendersene conto.
I bambini cosiddetti “iperattivi” sono semplicemente bambini superdotati o turbolenti che finiscono, a forza di attribuzioni di identità psichiatriche, per credersi ciò che non sono.

Lo stesso vale per i bambini cosiddetti “transgender”. Se un bambino sostiene di appartenere a un sesso anatomico che non è il suo, non può essere considerato per questo automaticamente “transgender”.  Tutti i bambini, ad un certo momento della loro vita, giocano a dire che sono dell’altro sesso.  Tuttavia, nulla ci autorizza ad affermare che un bambino è “transgender” solo perché lo crede e lo dice.  Ed io non vedo con favore che questi bambini sofferenti siano mostrati in televisione o nei film per servire una causa che, a quell’età, non può essere la loro.  Questi bambini devono essere ascoltati, mai esibiti.

Tuttavia, oggi si prescrivono loro, per il “loro bene”, dei farmaci che bloccano la pubertà e a volte si procede a interventi sui corpi.  Questi trattamenti sono spesso devastanti.

L’esperimento è stato condotto per anni alla Tavistock Clinic di Londra ed è finito in un disastro: da adulti, i bambini trattati in questo modo si sono rivoltati contro i medici e i loro genitori, tanto che nel dicembre 2020 l’Alta Corte di giustizia del Regno Unito ha vietato tutti i trattamenti di transizione per i bambini al di sotto dei 16 anni.

Non si può da un lato dichiarare – a giusto titolo – che un bambino non si può considerare consenziente a un rapporto sessuale prima dei 15 anni e dall’altro dire che sarebbe consenziente a tali trattamenti o a una tale esibizione.  In seguito, da adulto, ognuno è libero di effettuare una ”transizione” e di avere, per farlo, l’assistenza dei medici, come avviene ormai da lungo tempo.  Nessuna persona transgender dovrebbe essere discriminata.  In questo senso ho firmato, nel 2009, insieme a molti altri, l’appello indirizzato all’ONU e all’OMS per il rifiuto della transfobia.

Inoltre, in questa trasmissione, ho detto chiaramente che non approvavo la ripresa della parola razza sotto la forma di un’identità cosiddetta ”razzizzata”, rivendicata oggi dai decolonialisti, e che non è altro che un modo per fissare la persona discriminata in una postura vittimaria.  Questa autodesignazione contraddice tutte le battaglie condotte dagli anticolonialisti, e in particolare quella di Aimé Césaire, uno dei più grandi poeti del XX° secolo, che non ha mai smesso di nobilitare la parola “negro” per farla uscire dalle navi negriere. Bisognerà un giorno, in nome di questa postura, vietare la vendita di tutti i testi che usano questo termine?  ”Sono un negro e resterò un negro”, diceva Césaire, fondatore con Léopold Sédar Sengor del movimento della negritudine, grande momento eroico della lotta antirazzista.

 

17/03/2021

 

 

DINAMO PRESS

“Dove tutto ha avuto inizio, dove è necessario ricominciare” di Marina Montanelli

 

https://www.dinamopress.it/news/avuto-inizio-necessario-ricominciare/

 

 

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Il Manifesto

 

https://ilmanifesto.it/per-chi-cantano-gli-eroi/