FORUM DELLA DOMENICA – E’ meglio essere ragionevoli che “razionali”

Articolo apparso su “il manifesto”, 07/12/2021

 

 

Il rapporto annuale del CENSIS ha suonato l’allarme. Una parte “statisticamente significativa” della popolazione italiana è in preda all’irrazionale. Il rapporto risente di un limite: la raccolta dei dati è orientata secondo parametri molto semplici, buoni per formarsi un’idea sufficientemente definita di ciò che sul piano psichico stia accadendo tra di noi, ma inadeguati a coglierne la complessità. La prospettiva finale è, al tempo stesso, chiara e approssimativa. Sarebbe meglio osare un approccio conoscitivo in grado di inquadrare più rigorosamente il campo dell’indagine e interpretare meglio i dati raccolti.

Il fatto che per il 5,9% degli italiani il Covid non esista e per il 10,9% il vaccino sia inutile, non è così sorprendente. Lo è di più il fatto che per un terzo di noi italiani il vaccino è un farmaco sperimentale di cui siamo le cavie. Le reazioni di diniego nei confronti di un pericolo infettivo imprevedibile e/o lo spostamento della minaccia a un oggetto concreto che si può evitare, sono da sempre presenti. L’ampia diffusione dell’idea di essere degli oggetti di sperimentazione è ben più preoccupante perché mostra una caduta forte della fiducia nelle istituzioni. E se questa idea non è vera per i vaccini, siamo così sicuri che non lo è per tante altre cose (da cui una classe politica indebolita nel suo potere non riesce a proteggerci adeguatamente)?

Bisogna fermarci e riflettere, perché la sfiducia nelle istituzioni non è di per sé razionale o irrazionale. Essa esprime un’alterazione nel rapporto tra noi e i nostri rappresentanti e l’unica via ragionevole per uscire dall’impasse è cercarne di comprenderne i motivi piuttosto che bollare i cittadini come irrazionali. E’ importante ricordare che la “razionalità” collettiva va e viene e mantenerla in vita richiede alcune condizioni non semplici da garantire.

In primo luogo converrebbe riconoscere che i principi sui cui di fatto si fonda la nostra società, la logica del profitto sregolato (il bel regalo che ci hanno fatto la deregulation e il liberismo) e l’ineguaglianza spaventosa degli scambi (la globalizzazione dell’arbitrio), non sono esattamente un modo equilibrato di gestire la vita comune. Sono il derivato di un pensiero sordomuto e cieco, ma ahimè troppo eloquente come schema mentale preformante. L’incapacità di uscire dalla catastrofe ambientale sempre più incombente, di fronte alla quale la leadership politica mondiale si mostra divisa e senza una prospettiva vera, mostra che non sia la ragione a guidare le nostre sorti. L’accumulazione di fortune immense senza alcuna corrispondenza con il godimento della vita è degna di persone adulte? Perché in un modo psicotico nella sua impostazione dovremmo restare “razionali”? E’ già un miracolo che non siamo impazziti.

In secondo luogo non dobbiamo confondere l’irrazionalità con l’ignoranza. Il fatto che il 5,8% degli italiani pensa che la terra sia piatta è un po’ più grave del fatto che il 10% pensa che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna. Ma in entrambi i casi si tratta di ignoranza non di “negazionismo storico-scientifico”. Ignoranza da sempre presente tra di noi (nel campo della sessualità è molto più diffusa) che esprime una certa indifferenza psichica nei confronti della realtà, una paura di conoscerla che riguarda gli oggetti più impensati. Sono aspetti inerziali della rappresentazione del mondo che non emergono se non sotto una pressione emotiva forte.

Vale la pena di distinguere tra “razionalità” e “ragionevolezza”. Molte delle aberrazioni etiche della storia umana sono state condotte in modo assolutamente logico, razionale (alcune delle “conquiste” della medicina vengono dai campi di concentramento nazisti). La ragionevolezza è fatta di pensiero e di sentimenti. Bisogna essere vivi sul piano dei desideri e delle emozioni (pure se siamo travagliati) per potere pensare la cosa giusta che ha a che fare non con una ragione suprema, ma con il rispetto della vita realmente vissuta.

Cerchiamo di essere ragionevoli perché possiamo ospitare idee pazze (molto più pericolose dell’immaginare la terra piatta) dentro di noi anche se siamo geniali. Soprattutto non dimentichiamo che, il più delle volte, le idee irragionevoli sono promosse razionalmente, per motivi diversi ma convergenti, dai tanti che sfruttano le paure diffuse nel nostro modo precario per portarlo dove pensano sia conveniente. La convenienza personale: la cosa più irragionevole di questo mondo.

 

09/12/2021

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Caro European Journal,

francamente sono rimasta un po’ stupita dal fatto che una rivista come la vostra, il cui livello è talmente sofisticato, abbia dato spazio a un articolo come quello apparso su “il manifesto” a firma di Sarantis Thanopoulos. Esso ripete tutte le banalità tipiche dell’attuale political correctness, che attribuisce tutti i mali a ciò che Sorrentino nel suo film chiamava Loro, non meglio identificati Loro, che prendono di volta in volta le figure malefiche del capitalismo, del neoliberalismo, della classe politica, dell’imperialismo americano…

Mentre da una parte l’autore critica i tanti che credono in cose false non solo riguardo ai vaccini, ma riguardo tante altre cose (dalla terra piatta fino alla negazione dello sbarco sulla luna nel 1969), allo stesso tempo, in una sorta di ambivalenza oscillante, tende a giustificarli perché viviamo in una società dominata da una sorta di menzogna. E’ la solita spiegazione: “la gente pensa male, ma la colpa è sempre del Potere (economico, politico… anche psicoanalitico?) che fa le cose male e spinge la gente a credere in cose false”. Anche quando nella peste del XVII° secolo si era convinti che la colpa fosse degli untori, era un effetto del potere politico ed economico dell’epoca?

Scrive l’autore:

 

In primo luogo converrebbe riconoscere che i principi sui cui di fatto si fonda la nostra società, la logica del profitto sregolato (il bel regalo che ci hanno fatto la deregulation e il liberismo) e l’ineguaglianza spaventosa degli scambi (la globalizzazione dell’arbitrio), non sono esattamente un modo equilibrato di gestire la vita comune.

 

Il dare tutte le colpe al liberismo (che di fatto è stato abbandonato dopo la crisi del 2008 e tanto più dopo la pandemia dal 2020 in poi) e alle disuguaglianze economiche è ormai parte di un cliché generalizzato di un certo pensiero di sinistra. Questi intellettuali non si sono accorti che da almeno un decennio siamo entrati in una fase keynesiana. Si può parlare di qualsiasi cosa – di cinema, economia, moda, arte, tecnologia… – alla fine si finisce sempre con il solito refrain: tutta la colpa è del neo-liberalismo, del capitalismo di oggi e delle ineguaglianze economiche. E’ un timbro che potrebbe essere appiccicato all’inizio di qualsiasi intervento oggi in certi ambienti intellettuali, anzi, potrebbe anche fare a meno dell’intervento e leggere il timbro. La formula è sempre pronta. E fa eco proprio a quel pensiero persecutorio che Thanopoulos e altri vorrebbero criticare: per i No-Vax e terrapiattisti l’origine di tutti i mali sono le istituzioni (ovvero, in realtà, chi detiene il potere scientifico-culturale), per chi legge “il manifesto” l’origine di tutti i mali è il neo-liberalismo e il capitalismo. Sembrano ignorare il fatto che “la società capitalista” di oggi non è solo la logica del profitto, ma anche il welfare state, i diritti civili, l’eguaglianza di fatto tra uomini e donne, la fine della cultura patriarcale, i redditi di cittadinanza, ecc. ecc. Questa orribile società in cui viviamo (secondo i lettori di Thanopoulos) non è solo l’effetto di Loro, ma anche dei valori e dei principi che nel corso degli ultimi secoli la sinistra ha in qualche modo fatto valere. E’ la denuncia tipica dell’”anima bella”, come dice Lacan.

Lascia interdetti anche il fatto che secondo l’autore il terrapiattismo sarebbe l’effetto di ignoranza! Ovvero, si suppone, di una mancata istruzione scolastica. Ma ci si insegna che la terra è sferica sin dalla primissima infanzia, ancora prima di andare a scuola! Si vedono tanti mappamondi, sigle di telegiornali, tuttoci dice che la terra non è piatta! Se il 5,3% degli italiani pensa altrimenti, è per una sorta di protestacontro il sapere, per una sfiducia nei confronti di chiunque detenga l’autorità di chi sa, siano essi scienziati, intellettuali, “persone perbene”, psicoanalisti. Pensare che la terra sia piatta, o cose simili, è il rigetto rabbioso di ciò che appare il Potere, in questo caso potere cognitivo. Non è cosa così diversa (anche se certo meno cruenta) dal fatto che un sedicente mussulmano ammazzi gente a caso per la strada: è per colpire chi, secondo lui, è up. Lacan ha parlato delle tre passioni, di cui la terza (con l’amore e l’odio) è l’ignoranza. L’ignoranza è passionale, non è effetto di una carenza di istruzione. Ed è stupefacente che non sappia questo un analista.

 

Mi scuso dello sfogo. Ma che degli psicoanalisti confrontati alla complessità dell’umano, ripetano i soliti slogan della nuova conformità politica, mi lascia molto perplessa.

 

Lettera firmata

 

domenica 12/12/2021

 

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059
Scientific Journal in the List 11 by the ANVUR (Italian Agency for Evaluation of the University System and Research)