Le patologie al femminile
Sull’isteria contemporanea a partire da Lacan

 

        I sintomi isterici non sono più i classici sintomi di conversione, diventati ormai rari. Questa sparizione ha favorito la relativa scomparsa sia dell’isteria come categoria clinica sia della nevrosi in quanto tale dalla nosografia psichiatrica, in particolare dai DSM.

        Lacan, tuttavia, ci offre una prospettiva diversa sull’isteria, in quanto la interpreta come un interrogativo sulla femminilità, che ha come orizzonte la produzione di un sapere che formulerebbe una definizione  dell’essenza della femminilità. L’isterica si interroga sulla donna e pone questo interrogativo servendosi dell’identificazione come di uno strumento, si identifica all’uomo; per Lacan “l’isterica fa l’uomo”.

        Essendo venuta a mancare nel mondo di oggi la morale sessuale repressiva, si potrebbe credere che l’isteria sia scomparsa poiché era la nevrosi per eccellenza, i cui sintomi facevano perno sulla rimozione come divieto interiore. In realtà l’isteria ha semplicemente cambiato aspetto, e l’interpretazione che ne dà Lacan permette di riconoscerla nelle sue nuove forme.

Il sintomo di conversione secondo Lacan

Prendiamo i sintomi di Dora, nel noto caso di Freud, Lacan è d’accordo con Freud sul fatto che il catarro e la tosse di Dora siano sintomi che dipendono da una fantasia inconscia di rapporti orali tra il padre di Dora e la sua amante, la Signora K. Mentre Freud si interroga su una possibile omosessualità di Dora, per Lacan non si tratta di omosessualità, ma di porre un interrogativo sulla sessualità usando il sintomo come un mezzo per dare corpo a questo interrogativo.

        Lacan mantiene l’interpretazione freudiana secondo cui il sintomo di conversione è la traduzione di una fantasia rimossa, ma aggiunge che il sintomo contiene anche un interrogativo sulla donna posto tramite l’identificazione all’uomo. Il punto per Dora non è sapere cos’è che soddisfi il padre di Dora o il Signor K, ma cosa soddisfi la Signora K. L’accento può essere messo sia sulla soddisfazione della donna che su quella dell’uomo, l’importante è trovare un sapere che appartenga alla donna o comunque sulla donna.

        Quindi nell’isteria c’è una impasse sulla sessualità che possiamo formulare così: l’isterica non può rinunciare a credere che vi sia un’essenza della femminilità. Si immagina allora che un’altra donna possa rappresentare la vera donna, nel caso di Dora è la Signora K a rappresentare quella che noi chiamiamo “l’altra donna dell’isterica”. Viene quindi mantenuta un’incertezza sulla femminilità del soggetto stesso. Un “non so” è al cuore del sintomo isterico, oggi spesso mascherato, come vedremo, dall’identificazione all’uomo, che è l’altro versante già presente in Freud su cui Lacan ha messo un accento maggiore.

        Mentre nel primo Lacan questa incertezza è un peso che porta soprattutto lei, l’isterica, in quanto è lei a dubitare di essere femminile, nell’ultimo Lacan invece viene sottolineato come l’isterica possa far portare all’uomo il peso di questa incertezza. Da qui la formula “fai vedere se sei un uomo” (Lacan 1970, p 435); ogni volta che incontra un uomo lo mette alla prova e dimostra che è insufficiente a farla essere veramente donna.

Lagire e lintrigonellisteria

Possiamo ritrovare l’interrogativo sulla femminilità anche nel comportamento isterico. Lacan (2007b) fornisce chiare interpretazioni del comportamento nell’isteria: in una sua prima formulazione si tratta di tenere in piedi quello che egli chiama l’intrigo isterico. L’intrigo isterico è una circolazione del desiderio che deve tenere insieme più persone legate da diversi rapporti. Lacan nota come Dora favorisca gli incontri del padre con la Signora K occupandosi dei figli di lei, facilitando così i loro rapporti.

        Una mia paziente aveva sposato un uomo che corteggiava sia lei che la sua migliore amica. Proprio questo terzetto aveva consentito alla donna di cadere nelle maglie del desiderio, cosa che non sarebbe avvenuta se lei si fosse interessata a lui direttamente.

        Jacques Alain Miller (1982) ha sottolineato nel suo corso Dal sintomo fantasma e ritorno come il comportamento possa essere una manifestazione del sintomo. Prende spunto da una citazione di Lacan, che indica come i sintomi possano manifestarsi attraverso certi comportamenti e come le risposte alle questioni del soggetto sul suo essere e sul suo sesso siano “sottomesse alla condizione di concretizzarsi in una condotta del soggetto che ne è la pantomima” (Lacan 1974a, p. 443).

        Questo tema è ulteriormente sviluppato nel seminario L’angoscia, in cui Lacan (2007a, cap. 9) tratta dell’agito nell’isteria generalizzando l’uso del termine acting-out che definisce come un “sintomo da museo”. L’acting-out è una pantomima, una messa in scena che si avvale dei mezzi della commedia per girare intorno alla questione del desiderio, della causa del desiderio. Questa messa in scena che cerca di mostrare qualche cosa in fondo ruota attorno a ciò che non riesce ad afferrare.

        Una donna vive una storia d’amore con un uomo molto infedele. Volendosi vendicare, trova che in fondo è molto divertente tradirlo e, in seduta, dice chiaramente che si identifica con lui, che fa come lui, che ha fatto della seduzione un gioco. Nell’analisi si evidenzia che in questi rapporti sessuali occasionali non ha orgasmo e che la disgusta baciare gli uomini sulla bocca. Questo punto è importante perché chiarisce come il suo corpo di donna non sia del tutto in gioco in questi rapporti, e addirittura come queste avventure non facciano altro che sottolineare che il suo godimento di donna rimane tagliato fuori. Dopo avere lasciato quest’uomo perché desidera una relazione seria, incontra un altro uomo che avrebbe tutte le caratteristiche dell’uomo ideale: bello, con un buon lavoro, innamorato di lei, premuroso. Paradossalmente ciò le provoca una depressione perché non riesce a desiderarlo né ad amarlo. Il suo pensiero va verso il ricordo dell’uomo traditore che alimenta il fantasma del Don Giovanni. Secondo Lacan Don Giovanni è un fantasma femminile (2011, pag. 11) perché il saperci fare del donnaiolo con una serie potenzialmente aperta di donne mantiene la credenza che ci possa essere un sapere sulla femminilità.

        Questa paziente dimostra al tempo stesso la facilità di sedurre gli uomini e la drammatica mancanza di un rapporto sessuale nella ripetizione delle sue avventure. La depressione irrompe nel momento in cui il soggetto vorrebbe veramente realizzare la propria posizione femminile con un uomo e si rende conto di non riuscirci. Si accorge allora che la sua grande capacità di seduzione non la conduce affatto verso una posizione di donna.

        Quest’esempio è particolarmente illustrativoin un’epoca in cui si è affermata la parità dei sessi: ella dichiara esplicitamente di aver preso come modello il suo compagno, che le ha mostrato la strada al grande divertimento della seduzione e della ripetizione. Tutto questo è dimostrativo di come possa essere considerata “naturale” nell’epoca contemporanea l’identificazione all’uomo. E’ più difficile cogliere il fatto che la seduzione, un’apparente pratica di conoscenza dei meccanismi del desiderio, possa essere una difesa dal desiderio stesso. Come nota Lacan nel Seminario XVII, più l’isterica attribuisce alla donna un sapere sul desiderio, più si ritrova insoddisfatta. Nel Seminario XVII l’isterica è colei che sfida l’uomo identificato con il padrone, dimostrandogli la sua impotenza a produrre un sapere su di lei come oggetto di godimento. Si potrebbe anche dire che una delle nuove definizioni della castrazione sia questa mancanza di sapere rispetto al godimento.

        Un’altra lettura lacaniana dell’isteria è di concepirla come un interrogativo sul desiderio, interrogativo che punta alla mancanza e all’insoddisfazione. L’insoddisfazione si attua per lo più attraverso la sottrazione – in francese la dérobade – ossia provocando e seducendo e poi sottraendosi. Come nota Lacan, “il desiderio si conserva soltanto nell’insoddisfazione che ne deriva dal fatto di sottrarglisi come oggetto” (Lacan 1974b, p. 827). Secondo Colette Soler (2002-2003) questo sarebbe il sintomo centrale dell’isteria. A un certo punto Lacan dirà che si tratta del “godimento di essere privata” (Lacan 2001,p. 119); una delle sue ultime formulazioni sull’isteria è che, proprio perché l’identificazione verte sul desiderio (e non sull’oggetto) essa riguarda “la mancanza presa come oggetto non la causa della mancanza” (Lacan 2013b, p. 549).

        Il caso clinico citato è un esempio delle nuove forme che prende il sintomo isterico nella contemporaneità. Identificandosi al desiderio dell’uomo, l’isterica sembra accettare quella che immagina essere la versione maschile del desiderio: l’uomo ama sedurre le donne e lei allo stesso modo seduce gli uomini. Sebbene per la paziente il gioco di seduzione sia “divertente”, ruotando intorno a un interrogativo sul desiderio, esso svela la sua fondamentale insoddisfazione. Addirittura in modo del tutto velato smaschera l’uomo, e la sua impotenza.

La depressione nellisteria

       

Esaminiamo il problema della depressione nell’isteria. In un primo tempo la questione che riguarda la femminilità può essere tenuta in sospeso: un grande amore dura per molti anni. Una paziente si è legata giovanissima a un uomo, e questo grande amore l’ha ripagata delle sofferenze di un’infanzia molto penosa. Ella ha tenuto in sospeso qualcosa che riguarda la sua femminilità: per esempio, in spiaggia tiene il pareo e lo toglie soltanto per fare il bagno; quando ha rapporti col marito deve spegnere la luce. Qualcosa non è risolto nel rapporto col suo corpo di donna.

        Quando scopre che il marito ha un’amante (vedendo degli sms sul cellulare) ha inizio un secondo tempo, un tempo di crisi che nel nostro gergo chiameremmo di isterizzazione. Il fatto che il marito abbia un’amante la costringe a interrogarsi. Ella cerca la soluzione nell’amante del marito che vorrebbe conoscere e che dovrebbe rivelarle ciò che a lei manca. In questa seconda fase non è particolarmente depressa ma irrequieta. Continua a interrogare il marito, che invece vorrebbe minimizzare la cosa. Vorrei sottolineare un nodo strutturale dell’isteria: è il voler sapere, la volontà di sapere, che induce questa donna a bombardare il marito di domande. Il marito, che non aveva alcuna intenzione di rimettere in discussione il matrimonio, pressato dalle domande della moglie diventa effettivamente incerto e decide di prendere una “pausa di riflessione”.

        Comincia allora il terzo tempo, quello della depressione: la paziente si sente abbandonata e la sua depressione diventa subito grave.

        La gravità della depressione ha una duplice fonte: da una parte il grande amore che viene messo in discussione, dall’altra la ripetizione delle sofferenze dell’infanzia. La paziente è stata doppiamente abbandonata: i genitori l’hanno lasciata piccolissima dalla nonna, e poi, quando la nonna ormai era diventata la sua vera madre, l’hanno ripresa. Quindi prima abbandonata, poi ripresa. Un altro elemento che rende grave la depressione è la severità di un padre che la picchiava mentre la madre la teneva ferma. Possiamo dire che il soggetto rispetto al desiderio si trova di fronte a un’alternativa: o è un oggetto desiderabile, oppure è un oggetto da scartare.

        In conclusione, l’isteria è la ricerca di un sapere che fornirebbe una definizione veramente valida della femminilità oppure della differenza sessuale. Secondo Lacan, l’isterica risponde con il sintomo, o con le identificazioni a un difetto di sapere proprio. Ella si avvale del comportamento, della messa in scena per rappresentare delle situazioni di desiderio, per alimentare il desiderio stesso, per risvegliarlo, in modo tale da tenere aperto un interrogativo sulla mancanza di cui porta il peso come privazione. Possiamo quindi considerare l’isteria, al di là del sintomo, come una strategia per alimentare la credenza che potrebbe esserci un sapere sulla donna. Al tempo stesso l’isterica si sottrae a una posizione femminile. Questa strategia si dimostra tuttavia fallimentare rispetto al desiderio: in questo caso particolare essa conduce a una depressione grave.

        Vorrei sottolineare maggiormente tre versanti della depressione isterica. Il primo è che il carattere fallimentare della strategia del desiderio nell’isteria ha come conseguenza l’impossibilità di desiderare: quindi un aspetto della depressione è questa impossibilità di desiderare. L’esempio più semplice che mi viene in mente è quello di una donna sposata che vorrebbe avere un figlio e che dopo due anni di tentativi non riesce a rimanere incinta; iniziano sintomi di angoscia e depressione perché il suo desiderio di avere un figlio crolla. Più semplicemente, come nel caso di cui abbiamo parlato prima, una donna incontra un uomo ideale e si rende conto che in fondo non riesce veramente a desiderarlo né a provare una soddisfazione sessuale.

        Il secondo aspetto riguarda il lutto come perdita dell’amore. La perdita dell’amore ha un significato particolare per Lacan, esso viene al posto del sapere mancante, è una supplenza, viene come un rimedio. L’amore quindi consente a una donna di trovare una propria versione della femminilità che tuttavia può perdere nel caso di una rottura di un legame affettivo. Infine il terzo elemento è l’identificazione allo scarto, l’identificazione con un oggetto privo di valore. Questo fattore è evidente per tutti coloro che si sono interessati alla depressione e ha un carattere strutturale che consiste in un’alternativa per cui il soggetto, se decade dalla posizione di oggetto desiderabile, è fatalmente sospinto verso la posizione di oggetto scartato.

Posizione isterica e posizione femminile

In un primo tempo Lacan interpreta l’isteria come un interrogativo sulla femminilità, in un secondo tempo introduce la differenza tra posizioni isterica e femminile (soprattutto nel Seminario XVI). Egli arriverà a definire la donna come il sintomo di un uomo a partire dal fatto che ella risponde al fantasma dell’uomo e che fa dipendere il suo godimento dal godimento dell’uomo. La posizione isterica invece può essere definita come la difficoltà a rinunciare a definire un sapere sul godimento assoluto di una donna in quanto tale. E’ per il fatto di porre “il godimento come un assoluto che listerica è rigettata, potendovi  rispondere soltanto sotto langolatura di un desiderio insoddisfatto rispetto a se stessa” (Lacan 2006, p. 212).

        Il godimento femminile non viene affatto trascurato da Lacan, ma si trova a essere sdoppiato tra il godimento legato al fantasma dell’uomo e il godimento femminile di cui non può dire niente.  Il godimento che un uomo ha di una donna la divide, facendone la partner della solitudine” (Lacan 2013a, p. 464).

        Secondo Lacan in un primo tempo l’isterica è impegnata con la circolazione del desiderio, in un secondo tempo più radicalmente vorrebbe che venisse prodotto un sapere sul desiderio e successivamente sul godimento.

        C’è, in un certo senso, un sapere sul desiderio e sul godimento, ma si trova articolato nel fantasma inconscio, di cui abbiamo spesso manifestazioni nel comportamento del soggetto, come ha indicato Miller in Dal sintomo fantasma e ritorno, senza che il soggetto ne sia consapevole, malgrado il comportamento dia l’illusione di padronanza.

Le patologie contemporanee

In un’epoca in cui il medico si avvale di strumenti di misura sempre più sofisticati per identificare una patologia, ed è lo strumento stesso a fornire dati che attestano la malattia, è molto difficile per il medico porsi come intermediario tra paziente e strumenti. Il sapere è quindi spostato dalla figura del medico agli strumenti di cui si avvale. Ciò fa sì che sia sempre più difficile per l’isterica trovare una figura a cui indirizzare il proprio interrogativo sul sapere del proprio corpo. La conseguenza è che lei si ritrova spesso da sola con una sofferenza senza senso, dato che questa non viene più diagnosticata come isteria e di cui si dice soltanto che non rientra in un quadro clinico definito dal sapere medico. Si inventano così nuove categorie piuttosto inconsistenti, come la fibromialgia o la sindrome di stanchezza cronica.

        Oltre al rapporto con il corpo proprio, si pone per l’isterica il problema del rapporto con l’uomo. Nell’epoca del “tutti vanno a letto con tutti” – come dice Marie-Hélène Brousse (2011) – la logica del consumo, che gestisce qualunque prodotto, si è imposta[1]; in questo tempo del godimento permesso e del desiderio al di là dell’Edipo, l’amore è ciò che può andare al di là del rapporto puramente consumistico, ma, come nota Brousse, a condizione di “être dupe du deuil”, “accettare di credere nel lutto”, nella possibilità di perdere qualcosa di insostituibile, mantenendo così aperta la dimensione di un buco non tappato dal più-di-godere consumistico.

Bibliografia

Brousse, M.H. (2011) « L’amour au temps du  « Tout le monde couche avec tout le monde », Le savoir de Christophe Honoré », Lacan Quotidien, n. 81.

Lacan, J:

-             (1970) “Radiofonia” in Altri Scritti (Torino: Einaudi); Autres ecrits,  p 438.

-             (1974a) “La psicoanalisi e il suo insegnamento”, Scritti vol 1 (Torino: Einaudi).

-             (1974b) Scritti vol 2 (Torino: Einaudi).

-             (2001) Il Seminario. Libro XVI. Il rovescio della psicoanalisi (Torino: Einaudi).

-             (2006) Le Séminaire, Livre XVI. Dun Autre à lautre (Paris : Seuil).

-             (2007a) Seminario Libro X. Langoscia (Torino: Einaudi, Torino).

-             (2007b) Il Seminario, Libro IV. La relazione oggettuale (Torino: Einaudi).

-             (2011) Il seminario, Libro XX. Ancora (Torino: Einaudi).

-             (2013a) Lo stordito, Altri scritti (Torino: Einaudi).

-             (2013b) “Introduzione all’edizione tedesca degli Scritti”, in Altri scritti (Torino: Einaudi).

 

Miller, J. A. (1982) Du symptôme au fantasme et retour, Corso 24-11-1982 (inedito).

Soler, C. (2002-2003) Lhysthérie, sa langue, ses dialectes, et ses liens, Cours 2002-2003, formations cliniques du champ lacanien.


[1] Ibid.

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059