Prefazione a “Cosciente-mente” di Diego Napolitani

È in libreria Cosciente-mente (Milano, Guerini & Associati, 2015), primo di quattro volumi di scritti di cui gli eredi e i discepoli di Diego Napolitani (1927-2013) hanno avviato la pubblicazione attingendo al ricco lascito dello psichiatra e psicoanalista scomparso esattamente due anni fa.

Napoletano di nascita e milanese di adozione, Diego Napolitani è stato tra gli animatori più innovativi di una vivace stagione della cultura psicoanalitica italiana come quella degli anni Sessanta e Settanta. Legato inizialmente a Ernst Bernhard e poi a Franco Fornari, esponente di primo piano della Società Psicoanalitica Italiana, ideatore delle prime comunità terapeutiche negli anni Sessanta, pioniere dell’analisi di gruppo e fondatore della Società Gruppoanalitica Italiana, Napolitani è stato negli ultimi vent’anni il teorico di un’originale contaminazione fra postfreudismo, fenomenologia e antropologia, temi ai quali è principalmente dedicato questo primo volume di scritti.

Anticipiamo qui la prefazione con cui Antonino Ferro ha accompagnato il volume, uscito per le cure dalla figlia dello psicoanalista milanese, Claudia Napolitani, e di due delle più strette collaboratrici dello psicoanalista, Maria Giovanna Campus e Patrizia Mascolo.

 

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Sin dalle prime pagine di questo bel libro di Diego Napolitani (1927-2013) colpisce l’ampio, amplissimo spettro dei suoi saperi: psicologia, filosofia, biologia, etnologia, sociologia, neuroscienze, fisica; e si potrebbe continuare. Siamo cioè non solo di fronte a uno psicoanalista ma di fronte a un pensatore. Laddove io mi sono sempre considerato uno psicoanalista minimalista, interessato alla psicoanalisi come strumento di cura della sofferenza psichica, Napolitani è psicanalista, e pensatore, e poeta. E forse ciò richiede ai suoi lettori uno sguardo binoculare, uno sguardo ellittico, bifocale, che consenta di guardare all’intersecarsi dei diversi piani del suo discorso.

Leggendo questa raccolta di saggi di Diego Napolitani, il territorio che mi è apparso è così ricco, frastagliato, profondo da meritare una mappatura 1:1, alla misura della sua grandezza: ovvero la scrittura di un libro che ne ripercorra la complessità, punto per punto, che ne stimi la ricchezza, ne sondi la profondità. Non essendomi qui possibile un lavoro di tale portata, mi limiterò a scegliere e presentare dei vertici di osservazione sul lavoro di Diego Napolitani, sia cercando di farlo in dialogo con punti caldi del pensiero psicoanalitico attuale, sia cercando di sottolineare linee di sviluppo che da esso potrebbero – e potranno – svilupparsi.

 

         

          Cosciente-mente è un titolo che apre a molte riflessioni. Apre a un percorso sui temi del Conscio e della Coscienza in quanto tali, legato all’altra polarità nascosta, quella dell’Inconscio, alla quale si potrebbero aggiungere gli altri pilastri della psicoanalisi che si incontreranno più avanti nel testo, ovvero il Sogno e la Sessualità. Ma apre anche a un discorso sulla Mente che è al centro di tante ricerche attuali (si pensi al recente congresso IPA di Città del Messico, dal titolo Exploring Core Concepts: Sexuality, Dreams, and the Unconscious), dalle teorie della mentalizzazione, al problema del formarsi della mente e delle primissime relazioni oggettuali (basti pensare al titolo dell’ultimo Congresso SPI di Milano All’origine dell’esperienza psichica. Divenire soggetti).

          Un’altra strada che Napolitani privilegia ci porta al tema della Menzogna: menzogna che permette di affermare la propria soggettività e che da James Grotstein viene considerata come dimensione costitutiva dell’esperienza umana, una dimensione che è rintracciabile nella seconda colonna della celebre griglia elaborata da Wilfred R. Bion. “La bugia ha bisogno di un pensatore”, ci ricorda Bion, un autore spesso nello sfondo delle ricerche di Diego Napolitani, non soltanto in virtù del comune interesse per l’aspetto gruppale della mente, ma anche per l’identico coraggio nell’aprire al nuovo e nel mettere tra parentesi il già noto, sondando senza sosta inedite dimensioni del campo esplorato.

          La Menzogna in questa prospettiva diventa quella trasformazione di O (la realtà ultima) in ciò che è conoscibile per ciascuno, nei modi in cui lo è, esattamente come il sogno, coabitatore della seconda colonna bioniana, il quale a sua volta è ciò che consente la trasformazione dall’Assoluto alla realtà conoscibile e tollerabile, o in altra prospettiva ciò che permette la trasformazione dalla sensorialità (elementi beta) verso il pittogramma e i suoi derivati (elementi alfa e sue narrazioni). Non a caso il Sogno è un tema ricorrente, in queste pagine, non come sogno che viene decifrato ma come sogno che apre a nuovi pensieri, mantello stradale di vie su cui corrono l’esplorazione e la conoscenza.

Troviamo inoltre straordinarie intuizioni che prefigurano i punti focali del dibattito psicoanalitico attuale: la soggettività dell’analista e il suo interagire con la soggettività del paziente; la gruppalità interna al paziente e la gruppalità interna alla relazione, la Relational Freedom di Donnel Stern (2015); l’interpretazione nel suo oscillare continuo tra decifrazione e costruzione di nuovi sensi, alcuni sottesi, altri da inventare, perenne andirivieni di senso tra ermeneutica, maieutica e “talking as dreaming” come direbbe Thomas Ogden, senso che può esser trovato solamente après coup. E ancora, le articolate gruppalità che prendono vita dal mettere in dialogo, entro linguaggi differenti, differenti problemi e mondi, che poi si scopriranno avere molte reciproche attinenze: in sostanza, il problema fabula-intreccio-derivati narrativi (Ferro-Mazzacane-Varrani 2015).

 

 

          Il nucleo forte del libro mi sembra essere quello dell’esplorazione ai confini del noto e al di là del noto. Potremmo usare come metafora Ulisse e le colonne d’Ercole, il Peccato originale, oppure il film di Kubrick 2001 – Odissea nello Spazio, e ancora la missione ai limiti del cosmo della navicella Star Trek. Questa narrazione di un viaggio dal noto alle periferie del noto, questa esplorazione del prima e del dopo dell’hic et nunc, costituisce il plot del libro, che poi si incarna in differenti arborescenze del sapere, ramificazioni in linguaggi diversi che consentono molteplici rimandi: innesti fecondi tra DNA di provenienza filosofica, biologica, sociologica, antropologica e così via.

          Un concetto che è alluso molte volte, con ogni probabilità anche praticato da Napolitani, ma non direttamente esplicitato nel suo testo, è quello di “campo analitico”, dove le identità potenziali di analista e paziente prendono vita, dove i personaggi diventano i nodi della rete narrativa continuamente tessuta di seduta in seduta, dove una Penelope ogni notte taglia i fili dei disegni già fatti per consentire che se ne preparino di nuovi.

          Un altro aspetto di potente anticipazione del dibattito attuale sta nella intuizione con cui Diego Napolitani sceglie di guardare allo “stato dinamico della gruppalità interna del paziente”: piccolo è il salto che potrebbe portarci a considerare le gruppalità che prendono vita in quel “campo” come al “terzo analitico” di cui parla Ogden, che ne è la diluizione temporale e spaziale a trecentosessanta gradi. Nelle gruppalità in divenire si costituiscono infatti personaggi e non persone od oggetti interni, dando vita a un campo onirico capace di “in-consciare” – direbbe Giuseppe Civitarese – quella realtà che non può come tale essere conosciuta.

          Infine, in una trattazione alta, filosofico-scientifica, il testo di Napolitani innesta talvolta piccole gemme narrative fatte di colori, di immagini, di evocazioni, come avviene nelle pagine dedicate a Positano e in tutto il capitolo intitolato La bellezza del pensiero: aperture a un’altra cifra discorsiva, narrativa e poetica, che ci fa scoprire ulteriori sfaccettature dell’autore.

         

          Non poteva mancare, in queste pagine, una riflessione sulla caducità dei modelli metapsicologici, descritta da Diego Napolitani in modo molto vivo nel sottocapitolo La metapsicologia freudiana può essere considerata come l’esito del fallimento dell’autoanalisi di Freud?, nonché nelle osservazioni su Edipo e sul rischio di inquinamento luminoso che spesso la psicoanalisi ha portato con sé, credendo di dover portare luce in ciò che è invece prezioso proprio perché racchiude in sé quel “raggio di intensa oscurità” di cui ha parlato Grotstein attingendo a Lou Andreas Salomé.

          Né potevano mancare nel lavoro di Napolitani riflessioni sul fenomeno fondamentale del tempo: e se il tempo chiude al passato, esso apre anche al futuro, tema sul quale i saggi qui raccolti mi sembrano offrire spunti estremamente promettenti, specie nella direzione di una ricerca sulla struttura transferale della mente che consenta di andare al di là del paradigma storicistico-relazionale: una sfida per la psicoanalisi a venire che spero sarà raccolta come merita. 

 

          La capacità di oltrepassare la banalità del già conosciuto è quanto hanno in comune i grandi pensatori, siano essi scienziati, scrittori, artisti. Bion ci dice che il concetto di transfert/controtransfert ha fatto così bene il proprio lavoro che oggi potremmo prescindere da esso. E da quanti altri concetti psicoanalitici potremmo prescindere!

          Vi sono libri di psicoanalisi che somigliano più a giaculatorie autoconfermantisi che a trivelle o a navicelle spaziali. Non è un rischio cui va incontro il libro del nostro autore: con la fame di conoscenza che lo contraddistingue, con la sua originalità e genialità nel cercare in tutte le direzioni possibili, con la capacità di costruire un puzzle coerente con tessere provenienti da tanti saperi diversi, Diego Napolitani ci fa condividere in questi suoi saggi la sua gioia per la ricerca.

          Mi auguro di poter conoscere gli sviluppi che Napolitani ha dato a questi concetti quando in un prossimo futuro i suoi scritti vedranno la luce nell’edizione delle sue Opere.

 

Ferro-Mazzacane-Varrani 2015

A. Ferro, F. Mazzacane & E. Varrani (2015) Nel gioco analitico. Lo sviluppo della creatività in psicoanalisi da Freud a Queneau (Milano: Mimesis).

 

D. Stern (2015) Relational freedom. Emergent properties of the Interpersonal Field (London: Routledge).

 

Published by I.S.A.P. - ISSN 2284-1059